Clorexidina: è dannosa o no?

Ultimo aggiornamento: 07.07.20

 

È importante mantenere una corretta igiene personale e della casa, ma anche quella dentale non deve essere da meno. Tuttavia, è  davvero necessario utilizzare un disinfettante così potente?

 

Sapevate che fino alla metà del 1800 i medici non utilizzavano nessuna protezione durante le operazioni e le visite ai pazienti? Immaginatevi, dunque, come avrebbero affrontato un’epidemia come quella che stiamo vivendo.

Eppure, uno di loro ebbe una brillante idea, senza la quale a quest’ora saremmo probabilmente spacciati. Il britannico Joseph Lister, che all’epoca effettuava i suoi studi presso l’Università di Glasgow, notò che la gangrena, ovvero la putrefazione delle ferite infette, aveva una maggiore incidenza all’interno degli ospedali stessi, piuttosto che fuori. 

Dunque, le motivazioni non potevano essere semplicemente una questione di batteri patogeni presenti nel corpo, o le esalazioni tossiche nell’aria, quelle che all’epoca erano conosciute come miasma, ma era probabile che fossero stesso i medici, le bende e gli utensili ancora sporchi a provocarla. 

Iniziò quindi, a sterilizzare gli arnesi e le garze immergendole in acqua bollente, basandosi sugli studi del microbiologo francese Louis Pasteur. Poi, per pura casualità, decise di provare a spruzzare su una ferita aperta dell’acido carbolico, conosciuto ora come fenolo e all’epoca impiegato per disinfettare e deodorare le fogne. 

Grazie a questa intuizione riuscì a diminuire il numero di pazienti costretti alle amputazioni degli arti, a quel tempo molto frequenti a causa dei continui incidenti nelle nuove industrie appena nate in Scozia. 

Da quel momento i medici iniziarono a indossare dei guanti e lavarsi sempre le mani con un sapone contenente tale antisettico. Fu inventore anche di un vaporizzatore, con cui disinfettare e sanificare le sale operatorie prima dell’ingresso dei pazienti. 

Il problema del fenolo, però, era la forte reazione irritante che aveva sulla pelle sana: trovò rimedio applicando dei cataplasmi a base di oli e amidi, con cui proteggere le parti non lese. Da allora le cose sono piuttosto cambiate, tuttavia, oggi Lister è considerato uno dei chirurghi più importanti della storia.

A lui è stato dedicato il nome di uno dei più famosi collutori presenti sul mercato, il Listerine, oltre a quello di un’infezione provocata dall’ingestione di carne cruda, la listeria.

 

Gli altri antisettici

L’importanza dell’utilizzo del fenolo fu solo la prima di una lunga serie di scoperte: l’acido borico, un famoso antifungino e antimicotico, il perossido d’idrogeno, oppure l’acido acetilsalicilico, che è possibile ritrovare in piccole quantità nel dentifricio, oppure nelle creme per la cura dell’acne. 

Il comunissimo alcol etilico, che da un paio di mesi a questa parte è diventato più raro e prezioso dell’oro, oppure la clorexidina, che è inserita all’interno dei collutori, dei dentifrici, o dei disinfettanti per la pelle umana e per quella degli animali.

La clorexidina

Si tratta di una scoperta piuttosto recente, e venne utilizzata per la prima volta in odontoiatria nel 1959 come disinfettante post devitalizzazione. Dopo pochi anni, si scoprì che poteva limitare la formazione di carie negli animali.

Ciò diede il via a un particolare esperimento, in cui fu proibito agli studenti di adoperare lo spazzolino per la giornaliera pulizia dentale, sostituito da un anonimo collutorio con clorexidina. 

Dopo un mese, il gruppo che l’aveva usato non aveva placche né carie, e fu dimostrato che quell’antisettico poteva rimanere in bocca anche per ore, bloccando l’ingresso dei germi nel cavo orale. 

Ed è così che le aziende farmaceutiche iniziarono a portare sul mercato i migliori collutori con clorexidina, abbassando però la resistenza ad alcuni ceppi di batteri, come lo Staphylococcus Sanguis.
Tale processo è molto importante e non va assolutamente sottovalutato: generalmente, quando assumete degli antibiotici, state combattendo in modo mirato gli agenti dannosi per l’organismo e per questo bisogna effettuare dei cicli che hanno durata variabile, in base a ciò che il medico curante ritiene più opportuno. 

Interromperli prima del dovuto, infatti, potrebbe portare alcuni di loro a sopravvivere, e a sviluppare così una resistenza a quel determinato medicinale, rendendo molto più difficile la loro eliminazione. 

Succede esattamente lo stesso con la clorexidina: l’uso prolungato e non regolamentato ha portato alcuni ceppi patogeni ad evolversi, per sopravvivere all’attacco. Si pensa dunque a una diminuzione, nei prossimi anni, di prodotti a base di clorexidina, almeno per quanto riguarda i dentifrici.

Questi saranno utilizzati su base giornaliera, mentre persisteranno sicuramente i collutori che possono, a differenza di altre miscele, essere sfruttate eseguendo dei cicli come già succede per gli antibiotici.

 

Altri effetti collaterali

Sebbene la molecola sia indiscutibilmente preziosa per l’essere umano, ha anche altri svantaggi che non derivano necessariamente dal cattivo utilizzo della stessa: per esempio, è risaputo che la clorexidina può danneggiare lo smalto dentale a lungo andare, causando la comparsa di macchie difficili da rimuovere, se non tramite un’apposita pulizia chiamata detartrasi. 

I consumatori che hanno capsule e otturazioni, inoltre, dovrebbero verificare con il proprio medico curante la possibilità di usare tali colluttori, prima di effettuare qualsiasi acquisto. La regola d’oro, dunque, è sempre quella di non sfruttare prodotti che contengano clorexidina a cuor leggero, e avvalersi in ogni caso del parere di un esperto. 

Non cercate di combattere l’alitosi, per esempio, con collutori miracolosi che potete facilmente trovare online, poiché finireste solo con l’acuire il problema.

Quale acquistare?

Se escludiamo quindi quelli con clorexidina, quali potete comprare senza incorrere in problemi più o meno gravi? Sul mercato sono molto popolari i collutori con alcol, come il già citato Listerine, tuttavia, anche in questo caso bisogna aprire una parentesi.

Questo infatti può danneggiare e irritare le mucose e, secondo i pareri espressi dai professionisti del settore, non andrebbe dunque utilizzato su base quotidiana. È naturale chiedersi a questo punto: cosa resta? L’unica opzione meno aggressiva è rappresentata da quelli al fluoro, sostanza contenuta anche nei dentifrici.

Tale elemento è infatti in grado di riparare lo smalto e svolgere un ruolo importante nella prevenzione delle carie. Se non avete alcuna ricetta medica, dunque, sarebbe il caso di optare per questi ultimi, ricordando che non bisogna comunque esagerare e che una corretta pulizia dentale passa innanzitutto dall’uso di uno spazzolino e dal filo interdentale.

 

 

 

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