La vita dei cani durante la quarantena

Ultimo aggiornamento: 20.10.20

Il difficile periodo che stiamo vivendo come società a livello mondiale ha un effetto anche sui nostri amici a quattro zampe. In che modo lo affrontano?

 

“Il cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi e vestiti firmati”, recitava Owen Wilson durante le ultime scene del film Io & Marley, che ha commosso milioni di spettatori in tutto il mondo. 

Eppure, ora come ora, durante questa segregazione cominciata ormai 60 giorni fa, quelli che vivono in appartamento lo sognerebbero eccome un bel giardino in cui rotolarsi, anche solo per dieci minuti. 

Certo, non si tratta di un oggetto di valore come lo intendono gli esseri umani, ma non si può nascondere che rappresenti comunque un bene di lusso che non tutti possono permettersi, soprattutto per chi è costretto a vivere in città per motivi di lavoro, per esempio. 

Oppure, quelli che non avrebbero mai immaginato di dover affrontare una situazione del genere e, spronati dalle nuove ideologie cinofile, secondo cui l’unica cosa di cui gli animali da compagnia hanno bisogno è la nostra vicinanza, ora si ritrova in casa anche quattro o cinque cani, magari di taglia media o grande, con cui condividere forzatamente gli spazi. 

Intanto, la maggior parte di loro, proprio come noi, si è vista stravolgere completamente le abitudini da un giorno all’altro, senza però capirne la ragione.

 

I cani, animali sociali

È vero, i cani vivono in branco e non agiscono singolarmente, ma nel bene del gruppo. Anche se la nostra specie è differente, loro riescono a integrarsi perfettamente, considerando i proprietari come membri facenti parte della stessa famiglia, ognuno con il proprio ruolo.

C’è il bambino che spesso diventa il compagno di giochi, l’adulto che accompagna a espletare i bisogni fisiologici, o a perlustrare i parchi e i boschi, e quell’altro che gestisce le risorse, come la ciotola dell’acqua, quella del cibo o gli snack. 

Tuttavia, ancora oggi tanti educatori devono far fronte a proprietari scontenti della loro relazione con l’animale, che è spesso agitato, distrugge cose in casa, scava buche nel terreno, per scoprire, infine, che tutto è dovuto a poche uscite al giorno, o perchè passano molte ore da soli. 

Inizia così anche il percorso del migliore istruttore, l’opera di convincimento nei confronti di padroni maldestri: il cane deve uscire almeno tre volte al dì, mangiare a orari prestabiliti, seguire delle abitudini e, infine, non può vivere solo in giardino. 

E intanto, sono circa due mesi che tanti canidi, che erano soliti condurre un’esistenza fatta di sfoghi, corse nei campi e annusate nei boschi, si ritrova chiuso in casa, costretto ad accontentarsi dei lanci delle palline nel corridoio. 

Tanti altri invece, che non avevano mai visto al di là della siepe di quel piccolo appezzamento di terreno recintato, hanno iniziato ad andare a spasso cinque, sei volte al giorno, accompagnati da tutti i membri della famiglia, compresi quelli che la responsabilità di adottare un animale non l’hanno mai voluta. 

E chi, tra le due situazioni, si trova al momento più avvantaggiato? Probabilmente nessuno dei due: stravolgere la vita di un cane da un giorno all’altro non è proprio il corso d’azione ideale.

 

Gli effetti collaterali della quarantena

Il primo, quello più importante e deleterio, è avvenuto a causa della chiusura dei parchi: la maggior parte degli animali non riesce a espletare i bisogni sull’asfalto, e quelli che vivono in città si trattengono fino alla vista di qualche ciuffo d’erba prima di farlo. 

Chi si ritrova ben distante da un giardino comunale, o da un’aiuola, si è visto costretto a defecare dove capita, portandolo a uno sconvolgimento mentale, oltre che fisiologico, considerato che i bisogni, un cane adulto apparentemente sano, di norma li fa lontano dal luogo dove vive e dorme. 

Psicologicamente parlando, un soggetto timido, che si nasconde nell’erba più alta per non essere disturbato, è stato strappato all’improvviso da quella zona di comfort che era riuscito a crearsi, probabilmente non con poca fatica. 
Passeggiare solo in prossimità della residenza: parliamone. In alcuni comuni, l’ordinanza è stata modificata in modo ancora più restrittivo, limitando le uscite fisiologiche entro, e non oltre, i 200 m da casa. 

Più che giusto, considerando il rapido avanzamento che l’epidemia stava avendo, in parte causata da chi continuava a non rispettare la legge, portando fuori i figli e i genitori anziani per la boccata d’aria, oppure per non rinunciare alla corsa mattutina. 

Peccato, però, che tenere in casa un bambino, che per quanto possa urlare e piangere, è possibile tenere a bada in mille modi, in maniera istruttiva o mettendolo di fronte la TV, con la nuova piattaforma Disney+. 

Un cane, invece, soprattutto se di taglia grande, può diventare piuttosto distruttivo in assenza di stimoli positivi, che sia la corsa al parco, l’ora di comunella con i suoi simili in area sgambo, o la solita sosta al bar in vostra compagnia. 

E per tutti i proprietari poco fortunati senza un giardino, e per quelli ancora meno che vivono in un appartamento di pochi mq, privo persino di balcone, non deve essere facile vivere al momento. 

E vedere chi ha una grande casa, magari provvista di svariati ettari di terreno, non è piacevole: per fortuna che i cani non sappiano cosa sia l’invidia.

Female Artist Drawing At Home In Company Of Her Cute Poodle Dog

Gli effetti collaterali sui proprietari

Lontano dai proprietari fortunati di cui poco più su, ci sono quelli che hanno escogitato di tutto pur di tenere i propri amici a quattro zampe più attivi e felici possibile: c’è chi se ne infischia della legge, ed entra nei parchi negli orari notturni o all’alba (e come biasimarli?), c’è chi costruisce giochi di problem solving con ciò che trova in casa.

C’è persino chi segue videolezioni cinofile di Body Human Gym, cercando di farsi saltare bestie di 30 kg sulla schiena mentre pratica lo yoga. Poi ci sono quelli iper preoccupati per l’epidemia, ma poco attenti nei confronti dei loro animali: spesso sono i meno informati, che si lasciano facilmente convincere dai non professionisti del settore, invece di rivolgersi ai veterinari. 

Parliamo di coloro che credono alle fake news, che ormai impazzano, che diffondono informazioni errate e contrastanti sui metodi di contagio del virus. A seguito di una nota trasmissione andata in onda a fine marzo, in cui un improbabile veterinario consigliava di pulire le zampe dei cani con la candeggina, tali soggetti sono subito corsi ai ripari.

Hanno infatti utilizzato qualsiasi detergente a base di disinfettante sui poveri animali, e tra questi, c’è stato chi ha acquistato il primo collutorio con clorexidina venduto online pur di eliminare qualsiasi possibile traccia del virus, causando però, gravi infiammazioni e irritazioni a carico della pelle.
La verità è che questa situazione è nuova sia per noi, sia per i cani, e da ciò dovremmo imparare tante cose: per esempio, spegnere la TV, rilassarsi e aprire un libro, in attesa che tutto ciò finisca.

 

 

 

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