Vitamina D. Come, quando e perché fa bene alla salute

Ultimo aggiornamento: 07.07.20

Realizziamo un breve excursus nel mondo della vitamina D, per capire la sua importanza e i sintomi che possono indicare una carenza.

 

Un po’ di storia

Con il termine vitamina D si va in realtà a indicare un complesso formato da ben cinque vitamine, per fortuna indicate con i nomi di D1, D2, D3, D4 e D5. La produzione di questo elemento e luce solare sono strettamente collegati. Già nel 1919 presero avvio i primi studi che mettevano in stretta relazione, la produzione di questa vitamina con una prolungata e costante esposizione al sole.

Un’altra via attraverso cui questa vitamina viene assorbita è quella alimentare, ovvero attraverso l’assunzione di cibo. La cute quindi da un lato e l’alimentazione vanno a formare la coppia di fatto con cui poter gestire al meglio questo supporto energetico. 

La tipologia D2 e D3 sono quelle che vengono prodotte in numero maggiore grazie a una quantità di radiazioni ultraviolette che varia tra i 290 e i 315 nm, ovvero UV-A ed UV-B. Per queste ragioni quando possibile è bene esporsi al sole quando se ne ha l’occasione, facendo scorta di un buon quantitativo di vitamina D per il periodo invernale. Idealmente un’esposizione giornaliera di quindici minuti al sole, un modo semplice ed efficace per ricaricare la vostra scorta solare.

 

Effetti positivi per l’organismo 

Non tutti hanno la possibilità di sfruttare la luce solare o un’alimentazione varia che aiuta a tenere alto il valore di vitamina D nell’organismo. Per questo c’è chi ricorrere all’aiuto di un buon integratore di vitamina D così da far fronte alla necessità. Le vitamine D3 e D2, vengono di solito assorbite da alimenti di origine animale e vegetale, con un passaggio per via intestinale che distribuisce e trasforma al meglio questi nutrienti. Attraverso una serie di passaggi i principi nutritivi vengono sintetizzati e assorbiti attraverso la circolazione sanguigna generale.

Una produzione e generazione corretta di vitamina D, durante tutto il corso della vita, mette in gioco diversi fattori positivi per il corpo. Nello specifico contribuisce alla buona mineralizzazione e rafforzamento delle ossa e dei denti in fase di crescita, con la massa ossea che si va a fortificare sempre più, insieme allo smalto.

La sua azione poi impedisce al calcio di depositarsi in parti del corpo come nelle arterie, le cartilagini delle ossa o sui reni, con effetti negativi per tutto la zona interessata. Una presenza corretta di livelli di calcio nel sangue aiuta anche a mantenere al meglio la funzione muscolare.

Quali alimenti scegliere

Per chi desidera contribuire con la dieta alla formazione e produzione di vitamina D, il pesce si rivela una fonte da non sottovalutare. Sardine, sgombro, aringhe e salmone aiutano a mantenere l’apporto corretto insieme al latte e allo yogurt intero. Certe tipologie di formaggi grassi, così come le uova e i funghi per chi invece desidera puntare ad alimenti vegetali.

Il consumo deve essere sempre ben proporzionato e vario, in modo da offrire all’organismo il maggior numero di elementi energetici per poter mandare avanti e mantenere sana la complessa macchina umana. 

Tra gli alimenti più ricchi è poi presente l’olio di fegato di merluzzo, un supporto che si usava anche in passato come supplemento alimentare e che, grazie alla tecnica e alla scienza, può essere assunto anche tramite appositi integratori di vitamina D venduti online o nei negozi fisici.

 

Riconoscere un deficit di vitamina D

Esistono diversi indicatori che possono aiutarci a individuare una mancanza di questa vitamina. Un’analisi del sangue è uno degli strumenti che si possono utilizzare per verificare un valore al di sotto della norma. Una volta analizzati questi aspetti si possono prendere tutte le misure del caso, che vanno da una vita più sana all’aria aperta fino al supporto temporaneo offerto dal miglior integratore di vitamina D. 

Una produzione ridotta di questa vitamina può essere responsabile di dolori alle ossa, debolezza muscolare e in soggetti molto giovani forme più o meno accentuate di rachitismo. Nelle persone anziane invece il problema si può manifestare con l’insorgenza di osteoporosi e fragilità ossea. 

Una volta superata una certa età, che diciamo può situarsi intorno ai 50 anni, la vitamina D diminuisce, un po’ perché le persone tendono anche a uscire meno all’aperto, un po’ per un fattore determinato proprio dall’invecchiamento. L’essere poi in sovrappeso non aiuta, perché rispetto a una persona magra sarà necessaria una produzione più alta di vitamina D.

Stanchezza, debolezza e uno stato d’animo poco sereno, possono avere diverse origini, una delle quali è da attribuire anche a una bassa percentuale di vitamina D nell’organismo.

Non vogliamo ora stabilire che questi siano le cause fondamentali, rimettendo sempre a un consulto medico il controllo di questi valori. 

È bene dunque verificare, controllare e nel caso in cui si riscontrasse realmente una mancanza in tal senso della vitamina D, si potrà decidere quali soluzioni prendere e in che modo cambiare stile di vita e tipologia di trattamento.

 

 

 

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