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  • Fare il bucato nello spazio: la nuova lavatrice russa

    Ultimo aggiornamento: 31.10.20

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    Nelle missioni spaziali, gli indumenti sporchi vengono gettati nei rifiuti. La Russia ha sviluppato una nuova “lavatrice spaziale” che potrebbe cambiare le cose.

     

    Solitamente, andare per negozi alla ricerca di una buona lavatrice A+++ per fare il proprio bucato senza gravare troppo sulla bolletta della luce, è una noiosa questione “terrestre”. In ogni abitazione che si rispetti è presente un elettrodomestico di questo tipo, perché uscire con indosso degli abiti puliti e profumati è un fattore igienico e di civiltà.

    Ma vi siete mai chiesti come fanno gli astronauti a essere sempre puliti durante una missione spaziale che può durare molti mesi o addirittura anni? Ovviamente non possono fare il bucato nello space shuttle o nella stazione orbitante e tantomeno possono portare a lavare i loro panni sporchi in una lavanderia “extraterrestre”.

    La risposta al quesito è: “Li gettano via”. Ebbene sì, ma vediamo insieme perché e come fanno i cosmonauti a disporre di un ricambio pulito ogni volta che ne hanno bisogno.

     

    Gli astronauti e i loro indumenti

    Quando un gruppo di astronauti parte per lo spazio, prima di proiettarsi verso la Luna o in direzione di Marte, deve fare i conti con dei problemi di routine molto più pratici, ovvero come avere a disposizione dei cambi di indumenti puliti, sufficienti per l’intera permanenza fuori dal pianeta Terra. 

    In effetti si tratta di una questione di prioritaria importanza, che non può rimanere irrisolta, in quanto comprometterebbe la missione. Per fare un esempio, gli astronauti a bordo della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) hanno delle riserve d’acqua limitate e razionate, pertanto nell’arco di una missione che dura mesi, di certo non possono pensare di fare il bucato sprecando delle preziose risorse vitali. 

    Per questo motivo, quando sentono l’esigenza di cambiarsi, sono costretti ogni volta a indossare degli indumenti puliti nuovi e a gettare nei rifiuti quelli sporchi. Purtroppo, mantenere indosso gli stessi abiti per troppi giorni, oltre a essere poco igienico, potrebbe favorire la proliferazione e la diffusione di microbi e batteri pericolosi per la salute di tutto l’equipaggio a bordo.

    Stando ai dati relativi alla Stazione Spaziale Internazionale, ogni tre membri d’equipaggio devono essere trasportati più di 500 kg di indumenti, per un solo anno di lavoro fuori dal pianeta Terra. Se si pensa a una missione su Marte con sei astronauti per una durata di due anni, il peso degli indumenti sfiorerebbe addirittura le tre tonnellate.

    Chiaramente si tratta di un fardello abbastanza importante da tenere in considerazione, per non parlare dell’enorme spazio richiesto per lo stoccaggio del vestiario. Tuttavia le cose sembrano destinate a cambiare presto, grazie a un nuovo progetto sviluppato da un team di scienziati russi.

    Una lavatrice spaziale

    La RKK Energiya, erede del dipartimento OKB-1 fondato nel 1946 dall’ingegnere sovietico Sergej Korolëv, è una società russa che da più di 70 anni si occupa di attività correlate alla navigazione aerospaziale.  

    Già nel 2017, una nota rivista scientifica di settore, aveva pubblicato il rapporto di un team di ricercatori della RKK Energiya, contenente una descrizione dettagliata e corredata di schemi di una lavatrice avveniristica che potrebbe essere utilizzata a bordo della ISS.

    Oggi il dispositivo è in fase di sviluppo e potrebbe apportare dei grandi miglioramenti alle missioni spaziali. Secondo i ricercatori russi, non è affatto consigliabile impiegare dell’acqua per lavare gli indumenti in orbita; sarebbe sconveniente in quanto verrebbero esaurite delle risorse troppo preziose e poi un’operazione del genere richiederebbe un ulteriore stoccaggio e quindi altro spazio.

    Per ovviare al problema, gli scienziati hanno deciso di sostituire l’impiego di acqua con quello di anidride carbonica, la stessa prodotta dalla respirazione degli astronauti. In pratica lo speciale meccanismo della lavatrice spaziale trasformerebbe il gas CO2 in un liquido ad alta pressione capace di detergere i capi sporchi.

    Tra le varie soluzioni russe, si era avanzata anche l’ipotesi di riutilizzare l’acqua disponibile sulla stazione spaziale, ma il progetto ad anidride carbonica sembrerebbe essere più pratico e conveniente in termini di impiego di risorse.

     

    Altri progetti spaziali work in progress

    Al momento la RKK Energiya non ha ancora fornito dei dettagli precisi sul design e sul funzionamento della lavatrice, ma si dichiara essere intenzionata a sviluppare anche il progetto di un aspirapolvere spaziale. 

    Il dispositivo sarà molto utile all’equipaggio, che potrà  aspirare briciole, polvere, fili, capelli, gocce e altri piccoli detriti che diversamente vagherebbero liberi per le cabine della stazione orbitante in assenza di gravità.

    Il team di ricercatori inoltre dichiara che l’aspirapolvere inizialmente verrà usato solo sulla Stazione Spaziale Internazionale, ma in seguito potrà essere impiegato anche a bordo di altri veicoli spaziali e su basi marziane e lunari.

    L’Istituto di ricerca e ingegneria dei materiali di Mosca ha comunicato ufficialmente lo sviluppo di alcune strutture igieniche e sanitarie destinate ai voli aerospaziali, tra cui un lavandino, una doccia  e una sauna.

    Anche gli USA non sono da meno e si stanno muovendo in questa direzione. La Nasa infatti sta finanziando la ricerca con l’obiettivo di scoprire nuovi metodi per lavare gli indumenti degli astronauti, senza utilizzare acqua e di sviluppare dei vestiti con fibre antimicrobiche che potrebbero essere indossati più a lungo.

    In tutto ciò, l’Italia non ha tardato a farsi sentire in merito all’argomento e per la prima volta nella nostra storia, una squadra composta da otto giovani studenti veronesi (cinque ragazzi e tre ragazze), ha suggerito un interessante progetto a Houston (città texana legata a doppio filo alla Nasa).

    Il team di giovani ingegneri, ispirato dall’astronauta italiana Samantha Cristoforetti, ha presentato il prototipo di una vera e propria lavatrice spaziale, che è in grado di lavare un tessuto attraverso un composto non liquido, facendo a meno dell’acqua.

    Il dispositivo è stato battezzato “iDB Tech-No-Logic” e ha lasciato tutti a bocca aperta. A breve potrebbe essere sviluppato e perfezionato per essere installato a bordo di veicoli aerospaziali e di stazioni orbitanti.

     

     

     

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