Il migliore album degli Slayer

Ultimo aggiornamento: 25.04.19

 

Album degli Slayer – Consigli d’acquisto, Classifica e Recensioni del 2019

 

Tra le band di musica estrema gli Slayer sono probabilmente quella con maggior seguito. Del resto Tom Araya e soci hanno sfornato una serie di capolavori verso i quali gli amanti del genere non potevano restare indifferenti. Veloci, cattivi, spietati: tre aggettivi che sintetizzano alla perfezione i migliori album degli Slayer del 2019. Una guida sul gruppo che ha scritto le pagine più feroci del thrash metal ci sembrava un doveroso tributo. Per i più frettolosi citiamo due album su tutti e tra i quali fare una comparazione: Reign in blood è il disco che ogni vero fan deve possedere, veloce e spietato come pochi mentre South of heaven è ricco di bei brani, tra questi sicuramente la title track e Mandatory suicide.

 

 

Tabella comparativa

 

Pregio
Difetto
Conclusione
Offerte

 

 

Come scegliere il miglior album degli Slayer

 

Della scena thrash americana che ha iniziato a formarsi nei primi anni ’80, gli Slayer sono quelli che hanno avuto un approccio più estremo. Se ad esempio nei pur aggressivi Metallica degli esordi, negli Anthrax o nei Megadeth, il piede sull’acceleratore era pigiato, Tom Araya, Kerry King, Jeff Hanneman e Dave Lombardo si circondarono di un’area maligna.

Non era solo una questione di testi, croci rovesciate ecc. era proprio l’atmosfera che riuscivano a creare tanto in studio quanto dal vivo. Non è semplice dirvi quale album degli Slayer comprare perché di passi falsi ne hanno commessi pochi ma se volete andare sul sicuro, pescate a piene mani tra i primi cinque album, quelli pubblicati tra il 1983 e il 1990.

 

 

Guida all’acquisto

 

Fedeli a se stessi

Una cosa non potete aspettarvi dagli Slayer: l’innovazione. La thrash metal band ha un suo modo di suonare, sicuramente personale, ma che non conosce l’evoluzione, al massimo è diventato più estremo rispetto agli esodi. È un male? Assolutamente no.

Gli Slayer sanno cosa i fan vogliono e questi ultimi sanno cosa la band può offrire. Nessuna sorpresa, è un tacito accordo che non ha mai scontentato nessuno. Volete sapere come scegliere un buon album degli Slayer? Pescate nel mucchio, difficilmente resterete delusi.

 

Tre quarti di Slayer

La formazione degli Slayer è sempre stata molto stabile tranne che per il batterista (certo, anche Jeff Hanneman è stato sostituito ma a causa di gravi e drammatici eventi culminati con la sua prematura scomparsa). Ciò, indubbiamente ha contribuito affinché l’alchimia all’interno della band rimanesse immutata e ha avuto un peso anche su quell’immobilismo musicale che, come detto, non consideriamo assolutamente un difetto.

Dicevamo del batterista: il ruolo è stato ricoperto dal fenomenale Dave Lombardo. È stato lui a sedere dietro le pelli fino a Season in the Abyss per poi essere sostituito da Paul Bostaph che, per abilità tecnica, non ha nulla da invidiare al buon Dave. Lombardo fa il suo rientro negli Slayer ma fa in tempo a registrare due dischi per poi rompere nuovamente con i suoi compagni.

 

 

Jeff Hanneman

Il nome degli Slayer è indissolubilmente legato a Jeff Hanneman, grande appassionato di storia, in particolare quella della Seconda Guerra Mondiale, il che ha portato, suo malgrado, alla nascita di infondate accuse di simpatie per il nazismo. Certo, l’uso di alcuni simboli hanno contribuito ad alimentare certe voci, per non parlare del controverso testo di Angel of Death incentrato sulla figura di Josef Mengele detto, appunto, l’Angelo della Morte.

Purtroppo l’esperienza del chitarrista con la band s’interrompe bruscamente. Colpito a un braccio da fascite necrotica in seguito al morso di un ragno, non era più in grado di suonare la chitarra fino a quando non è sopraggiunta la morte per insufficienza epatica.

 

I migliori album degli Slayer

 

Invitiamo i lettori a prendere visione della classifica che abbiamo stilato per i dischi degli Slayer dove non mancano i titoli più venduti. Se volete sapere qualcosa di più sui dischi selezionati, vi tornerà comodo la recensione che abbiamo scritto per ognuno. Ci sono diverse offerte interessanti sul mercato ma prima confrontate i prezzi.

 

Prodotti raccomandati

 

Reign in blood

 

Questo “è” l’album degli Slayer. Con Reign in blood probabilmente i thrasher hanno raggiunto il loro apice e naturalmente è uno dei dischi più venduti online. Impossibile non iniziare i nostri consigli d’acquisto con questo lavoro uscito nell’ormai lontano 1986.

L’album è breve (dura 29 minuti) ma intenso e soprattutto, ha fatto scuola: chiedetelo alle tante band death metal uscite qualche anno dopo. L’intero disco merita l’ascolto ma come non porre l’accento sulla opening Angel of death e la conclusiva Raining Blood.

Se cercate la violenza tradotta in musica, l’album in questione è un vero e proprio must. Peccato che l’artwork della copertina non sia all’altezza della musica: si tratta di un improbabile collage, una serie di immagini sistemate a casaccio ed è davvero brutto. Ma considerato che l’album lo dovete ascoltare e non guardare, non è poi questo difetto.

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South of heaven

 

A South of heaven spetta l’ingrato compito di succedere a quel capolavoro che risponde al nome di Reign in blood. Impossibile pensare che la band potesse andare più veloce e infatti in questo album il pedale non è a tavoletta. La title track ha una intro sinistra, immediatamente riconoscibile.

Gli Slayer hanno rallentato ma il loro sound resta malvagio. Mandatory suicide è un altro brano che entra a pieno titolo nella scaletta dei live targati Slayer.

È certamente un album buono, bello da ascoltare ma è penalizzato dal disco uscito in precedenza con il quale non può reggere il confronto, ma del resto quale può farlo? Per quanto riguarda la copertina segnaliamo un deciso miglioramento rispetto a quella di Reign in blood.

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Seasons in the Abyss

 

Dopo Reign in blood e South of heaven la band pubblica Seasons in the Abyss, In questo lavoro troviamo elementi compositivi riconducibili ai due succitati lavori precedenti. È un album più maturo per certi versi. Qualcosa cambia anche a livello di testi, non che gli Slayer inizino a cantare di pace e amore ma le tematiche sono un po’ più varie.

Oltre alla title track che chiude il disco, troviamo almeno un altro pezzo rappresentativo degli Slayer, la devastante War Ensemble mentre con Dead Skin Mask emerge l’interesse di Tom Araya per i serial killer, in questo caso specifico Ed Gein che non si limitava a uccidere le sue vittime ma le mutilava brutalmente. Tematiche forti e perfettamente in linea con lo stile della band. Discutibile infine la scelta della copertina.

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Show no mercy

 

Show no mercy è il primo full-lenght pubblicato dagli Slayer. La copertina fa capire fin da subito cosa c’è da aspettarsi dai testi e a ribadire il concetto ci sono pezzi come The Antichrist e Black Magic. Il disco non si concede pause, va avanti spedito con brano veloci e aggressivi ma non siamo ancora al vero sound che renderà gli Slayer riconoscibilissimi a un chilometro di distanza.

L’album, nel suo complesso è frutto delle menti dei due chitarristi King e Hanneman che si occupano tanto della musica quanto delle lyrics alle quali Tom Araya presta la sua voce che ben si adatta al contesto, senza dimenticarsi dell’ottima sezione ritmica che costituisce insieme al batterista Dave Lombardo.

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Repentless

 

Repentless è un disco particolare perché orfano di Jeff Hanneman. Al suo posto c’è Gary Holt, chitarrista degli Exodus che già da tempo aveva sostituito Hanneman a causa della fascite necrotica. Sebbene Tom Araya e Kerry King abbiano superato i 50 anni al momento di registrare l’album, la rabbia non manca e la riversano tutta nel disco.

Hanno ancora qualcosa da dire e lo dimostrano con Repentless, disco senza compromessi, ma questa non è una novità per la band o forse, a questo punto, dovremmo dire per il duo. I pezzi sono diretti e pesanti come macigni. Paul Bostaph picchia la batteria senza sosta e con una perizia tecnica lodevole. La produzione è ottima, il perfetto testamento per una band che difficilmente rimetterà piede in uno studio di registrazione.

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