Il piumino e la moda

Ultimo aggiornamento: 04.07.20

Com’è nato questo capo d’abbigliamento? E come ha fatto a diventare così gettonato? In questo articolo scopriremo il processo di diffusione avvenuto in tutto il mondo.

 

Secondo la leggenda fu l’americano Eddie Bauer a proporre per primo sul mercato il piumino impermeabile: dopo essere quasi morto congelato, in seguito a una battuta di pesca in Alaska, ebbe la brillante idea di ispirarsi ai giubbotti imbottiti in piume d’oca indossati dai militari russi in Manciuria. 

Quel giorno le temperature erano davvero basse ed Eddie, un commerciante e pescatore di Seattle, intento a trasportare dalla sua barca alle pendici di un canyon una rete zeppa di trote, si bagnò e si stancò così tanto che il gelo trasformò quel sudore in ghiaccio, portandolo al limite dell’ipotermia. 

La fortuna volle che riuscì a sparare un paio di colpi di pistola, che vennero uditi da un amico poco distante, che lo trasse in salvo appena in tempo. Dopo essersi ripreso decise di mettersi all’opera, creando un soprabito che potesse resistere alle basse temperature, ma che fosse al contempo leggero e resistente all’acqua. 

Insomma, la giacca perfetta per gli sport invernali. Grazie ai contatti con numerosi fornitori di tessuti, ideò un caratteristico cappotto di stoffa impermeabile, formato da rombi cuciti insieme, che riuscivano a trattenere meglio l’imbottitura. 

Nel 1940 ne deposita il brevetto, che non includeva la presenza delle piume d’oca, lasciando la possibilità di scegliere qualsiasi tipo di materiale interno, purché fosse in grado di tenere al caldo. Questa sua prima opera è conosciuta come Skyliner, un modello venduto ancora oggi e molto apprezzato a livello mondiale. 

Nel 1942 ne realizzò un secondo per l’aeronautica militare americana, denominato K-9, capace di resistere a temperature inferiori a -50 gradi. Tuttavia, vi è un’ulteriore leggenda sulla nascita di questo particolare capo d’abbigliamento, ambientata nel 1922 durante la spedizione sull’Everest da parte degli inglesi. 

Un giovane scalatore australiano, George Finch, decise di utilizzare il tessuto di una mongolfiera per realizzare una giacca che fosse resistente al vento gelido di quella montagna. 

Inizialmente fu deriso dai suoi compagni di viaggio, che nel frattempo indossavano dei semplici cappotti di lana scozzese, ben poco utili a quel clima così duro, per poi essere seguito e supportato durante la diffusione di quel nuovo soprabito.

 

L’evoluzione stilistica

Contemporaneamente, un famoso stilista inglese chiamato Charles James, propose nel 1937 a Parigi la sua idea di piumino da donna, caratterizzato da un tessuto satinato e da maniche a palloncino: ora è conosciuta come giacca pneumatica, e richiama molto lo stile di quelle indossate dagli aviatori. 

All’epoca non fece la fortuna tanto sperata, in seguito però divenne uno dei soprabiti preferiti dal celebre e visionario stilista Christian Dior. Fino ad allora, erano solo gli uomini e gli sportivi a indossare capi del genere, mentre per le donne erano previste delle vestaglie trapuntate da adoperare solo dentro casa.
Negli anni ‘70, grazie alla designer Norma Kamali, il piumino diventa un cult e viene conosciuto in tutto il mondo, soprattutto tra le lavoratrici newyorkesi alla ricerca di un lungo cappotto, che le potesse riparare dal freddo invernale mentre si recavano sul posto di lavoro. 

Nacque così, prendendo spunto da un sacco a pelo, lo sleeping bag coat. Negli anni ‘80 arrivarono al massimo del loro splendore raggiungendo anche l’Italia e, grazie al movimento dei paninari, i piumini si diffusero tra i gruppi di giovani milanesi che frequentavano i fast food di piazza San Babila. 

Questi ragazzi erano soliti abbinare le giacche imbottite, provenienti da quelle che poi diverranno le più famose marche di abbigliamento, come Moncler, Fiorucci e Ciesse Piumini, con jeans stretti, cinture in pelle e scarponi Timberland. 

A partire dal 2000 subiscono un crollo, per poi ritornare in vetta con la stilista francese Margiela, che portò in passerella una giacca simile a un piumone da letto, ma con le maniche. Anche Alexander McQueen ha realizzato gonne e maglie dello stesso materiale, cambiando definitivamente l’utilizzo principale di tale tessuto.

 

Lyst index

La lyst index è una particolare classifica trimestrale, con la quale vengono analizzati gli andamenti delle vendite di circa 12mila negozi online, e quelli delle ricerche effettuate sul web da circa 9 milioni utenti provenienti da tutto il mondo. 

L’ultimo aggiornamento risale alla fine del 2019, in cui si piazza al primo posto l’azienda italiana Off White, superando Balenciaga e Gucci. A quanto pare però, gli stilisti italiani sono sempre in vetta in quanto a designer più apprezzati e desiderati a livello mondiale.

Anche Moncler, con la sua nuova linea Genius, si classifica tra i primi con il suo piumino da uomo più venduto durante l’anno. Il brand Arket dalla multinazionale svedese H&M rientra nella lyst, grazie alle giacche realizzate con piume d’oca riciclate, ricercate dagli acquirenti ben 695% di volte in più rispetto al trimestre precedente. 

Per quanto riguarda le scarpe, le sneakers Nike Air Force 1 nel modello Para Noise, realizzate in collaborazione con il gruppo K-pop G-dragon, sono all’ottavo posto e le più apprezzate degli ultimi tre mesi del 2019.

Il primo trimestre 2020

Purtroppo, a causa della rapida diffusione del Covid-19, che ha messo in ginocchio dapprima gli stati asiatici, per poi arrivare in Europa, non si sa ancora quale sarà l’andamento del primo trimestre del corrente anno. 

In Italia l’espansione di questa forma virale ha portato la chiusura totale di tutti gli esercizi, compresi i negozi di abbigliamento, e rimandando qualsiasi tipo di evento che prevede l’aggregazione di persone, comprese le sfilate di moda. 

Sfortunatamente molti brand stanno subendo delle grosse perdite, per esempio Burberry stima un calo di circa 100 milioni di dollari e la liquidazione di 24 negozi solo in Cina. Importanti case stilistiche come Prada, Max Mara, Versace e Hermès hanno messo in pausa tutte le attività, cercando di dare la priorità alla salute della popolazione.

Hanno inoltre contribuito economicamente al finanziamento della ricerca che potrebbe portare alla scoperta di un vaccino, nella speranza di mettere la parola fine a questa surreale pandemia.

 

 

 

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