Italia: le vendite dei probiotici salgono alle stelle

Ultimo aggiornamento: 27.11.20

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Nell’ultimo anno, la vendita di integratori e preparati a base di probiotici è aumentata notevolmente. Ma quanto sono davvero utili questi batteri?

 

Dalla ricerca al banco

Il mercato degli integratori nel nostro Paese è probabilmente il più proficuo d’Europa, e vale più del 50% del resto degli stati membri. La causa è legata soprattutto alla perfetta fusione all’interno del sistema economico, dalla ricerca alla distribuzione. 

L’uso dei migliori probiotici è spesso consigliato e raccomandato dai medici di base, dai gastroenterologi e dai farmacisti. Potreste non crederci ma le nostre aziende, grazie ai numerosi studi e la possibilità di sviluppo tecnologico in campo medico, risultano essere le migliori e sinonimo di qualità. 

Inoltre, l’Italia è un ambiente molto favorevole: l’OMS ha concesso di poter utilizzare il termine probiotico e di poter soddisfare la richiesta di tali prodotti da parte dei consumatori, cosa che non avviene all’interno degli altri stati europei. 

Grazie alle competenze dei ricercatori e dei produttori connazionali, conosciuti e qualificati a livello mondiale, hanno potuto sviluppare molte tipologie di integratori e preparati a base di batteri vivi, portandoli in vetta alle vendite. Purtroppo però, è ancora difficile riuscire a esportare i prodotti e progredire nella ricerca a livello europeo. 

L’EFSA, l’European Food Safety Authority, attribuisce davvero pochissime concessioni a riguardo, nonostante le innumerevoli richieste. Ciò è limitante, poiché le aziende farmaceutiche investono solo ad approvazione avvenuta. 

Un’altra pesante problematica che affligge i consumatori di probiotici, che andrebbero assunti per almeno un mese e, in caso di patologie croniche, per più cicli all’anno, è l’eccessivo costo non mutuabile di tali prodotti. Questo è dovuto al fatto che, non essendo considerati farmaci ma integratori o complementi alimentari, non sono prescrivibili.

Probiotici e fermenti

Andare in farmacia e chiedere una confezione di fermenti o probiotici a caso non è corretto e correte il rischio di acquistare un prodotto di cui non avete bisogno. Vi suggeriamo quindi, di farvi consigliare da un medico la tipologia di ceppo che potrebbe fare al caso vostro. Ma facciamo un po’ di chiarezza: c’è una differenza sostanziale tra questi due. 

I primi, non sono utili all’organismo ma, al massimo, possono dare un supporto a chi è intollerante al lattosio. Infatti, sono sì batteri buoni ma, come suggerisce il nome, servono a scindere le molecole di zucchero presenti nei prodotti caseari, produrre acido lattico e migliorarne la digestione. 

Tuttavia, non raggiungono mai vivi l’intestino, fermandosi all’interno dello stomaco, dove gli acidi gastrici provvederanno a scioglierli. I probiotici invece, sono quelli che l’OMS definisce come “microrganismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”. 

Ciò però potrebbe essere fuorviante: tali batteri sono considerati vantaggiosi per il corpo, solo se arrivano indenni fino all’intestino, dove effettivamente sembra che riescano a riequilibrare la flora. Non è ancora chiaro però, in che modo avvenga questo processo, e quali siano i ceppi più indicati per una malattia, piuttosto che per un’altra.

 

Le alterazioni del microbiota intestinale

Il microbiota è costituito da più di 100mila miliardi di batteri che popolano il nostro intestino e che sono indispensabili, in quanto partecipano attivamente, durante gli attacchi alle difese immunitarie, andando a contrastare gli agenti patogeni nel nostro corpo, e in più, sono un supporto durante la digestione dei cibi. 

È stato fatta un’analisi in maniera molto approfondita durante il corso degli ultimi anni, e si è scoperto che un’alterazione del microbiota può essere collegato a molte malattie, soprattutto quelle relative all’apparato digerente. 

A quanto pare, circa il 40% dei batteri sono comuni a tutti gli individui ma il restante cambia a seconda del DNA dei fattori ambientali e dello stile di vita. Per esempio, ciò che influenza maggiormente la flora batterica è la dieta, tanto quanto può farlo una patologia legata all’intestino o l’assunzione di medicinali.

 

L’IBD, e le malattie croniche intestinali

Con il termine IBD, ovvero Inflammatory Bowel Diseases, si indicano tutte le patologie croniche inerenti al tratto gastro intestinale. Tra le più conosciute troviamo il morbo di Crohn, o la colite ulcerosa, che provocano diarrea e forti dolori addominali, a causa di un’errata risposta immunitaria durante l’assunzione dei cibi. 

Queste malattie sono molto invalidanti, a volte nemmeno riconosciute come tali dal sistema sanitario, e addirittura sono spesso superficialmente associate a disturbi d’ansia o stati emotivi agitati, che provocherebbero la cosiddetta sindrome del colon irritabile.

Secondo molti studi clinici, sembra che la dieta giochi un ruolo fondamentale nella progressione delle patologie IBD. I ricercatori stanno tentando di capire l’impatto che tale malattia possa avere, cercando di stabilire delle linee guida generali, utili per la cura. 

Tuttavia, non ci sono stati risultati altamente significativi da poter dare dei suggerimenti dietetici validi per tutti i casi. D’altro canto, però, sono numerosi gli esempi di persone affette da IBD che, migliorando la loro dieta, abbiano trovato giovamento nella loro vita. 

Negli ultimi 12 anni, grazie a Pubmed, si sono potuti analizzare i risultati dei più rilevanti studi sui nutrienti e il loro ruolo in queste patologie croniche, cercando di comprendere in che modo sia possibile agire, modificando direttamente il microbiota intestinale.

Una dieta varia ed equilibrata

È possibile tenere in equilibrio il microbiota? Riuscire a raggiungere uno stato di eubiosi, ovvero una stabilità tra i batteri buoni presenti all’interno dell’intestino, non è esattamente così facile. Come abbiamo visto, le tipologie di ceppi cambiano a seconda di molti fattori, tra cui i geni. 

Quello che possiamo fare è tenerlo inalterato il più possibile, evitando le cure antibiotiche, gli antinfiammatori, il fumo e gli alimenti dannosi, preferendo invece una dieta varia, ricca di vitamine e proteine vegetali, piuttosto che quelle animali. 

Alcuni dei cibi con un maggior contenuto di microrganismi vivi, sono i semi, le noci, la frutta e la verdura non contaminata dai pesticidi, i cereali integrali: quelli da evitare, in quanto sono spesso causa di disbiosi e patologie intestinali come la candida, sono gli zuccheri raffinati, l’alcol e i carboidrati.

In aggiunta, potreste considerare l’assunzione di probiotici, ma sempre sotto consiglio del medico, che vi saprà indicare la tipologia più adatta a voi.

 

 

 

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