Probiotici: attenzione alle notizie fasulle

Ultimo aggiornamento: 23.10.20

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In giro per il web è possibile trovare un’infinità di informazioni riguardo i probiotici. Ma quante di queste sono effettivamente attendibili?

 

L’OMS, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità, afferma che i probiotici siano dei micro organismi attivi, e che svolgano un ruolo benefico per il corpo umano. Questi, però, vanno assunti con modalità e in quantità adeguate per riuscire a ottenere dei risultati. 

Sono contenuti principalmente all’interno dei cibi, oppure aggiunti al loro interno. I ceppi più conosciuti sono quelli che più facilmente si trovano negli alimenti, come per esempio i lactobacilli o i bifidobatteri, e persino i lieviti fanno parte della stessa categoria. 

C’è da dire però, che nonostante siano i più comuni, sono quelli meno utili all’organismo, poiché vengono distrutti poco dopo l’ingestione, entrando in contatto con i succhi gastrici presenti all’interno dello stomaco. 

Dunque, la maggior parte delle pubblicità che propone yogurt miracolosi, con aggiunta di probiotici o fermenti lattici, non sono propriamente veritiere. Per avere degli effetti positivi sulla flora intestinale, è necessario che arrivino vivi al colon, almeno in una quantità pari a un miliardo per ogni grammo di cibo ingerito. 

Per questo motivo, prestate molta attenzione e fate affidamento solo a ciò che l’OMS afferma in base agli studi fatti a riguardo.

 

Come funzionano?

Per avere degli effettivi benefici, i probiotici devono essere ingeriti ancora vivi e arrivare sani e salvi nell’intestino, dove troveranno i microrganismi patogeni da combattere e sostituire. 

Per fare in modo che questo accada, oltre a seguire una dieta sana ed equilibrata, così da assumere i probiotici naturali contenuti negli alimenti, in commercio è possibile trovare un’infinità di integratori sotto forma di capsule, bustine da sciogliere in acqua, compresse ecc. 

Tuttavia, il problema degli acidi gastrici è sempre dietro l’angolo e spesso invalida anche queste modalità di assunzione. Per porre rimedio a questa difficoltà, dal 2010 diversi studiosi stanno cercando di creare delle microcapsule più resistenti, in modo da riuscire a raggiungere l’intestino con più successo.

Altri due aspetti molto importanti da non sottovalutare, sono le dosi e il tempo di assunzione. Se sperate di risolvere una patologia intestinale, o un moderato caso di disbiosi, prendendo degli integratori solo per poche settimane, vi state illudendo. 

Per poter osservare dei minimi effetti positivi sull’organismo, i probiotici vanno assunti almeno per un paio di mesi. Nel caso di malattie croniche, purtroppo, l’unica soluzione è fare dei continui cicli con integratori, per tenere sotto controllo la situazione.

In ogni caso, non è mai consigliabile acquistarli senza il parere di un medico, che potrebbe indicarvi quale ceppo sia più adatto al vostro fisico.

 

A cosa servono?

Nonostante su Internet girino diverse notizie riguardo la miracolosità di questi microrganismi, sappiate che quasi nessuna di queste informazioni può essere dimostrata e ritenuta attendibile a livello scientifico.

Ciò è dovuto al fatto che, soprattutto in Italia, c’è molta disinformazione a riguardo da parte delle case farmaceutiche, che invece promuovono l’acquisto di integratori di ogni genere. Inoltre, queste tipologie di medicinali non sono riconosciute come tali. 

Per questo motivo, migliaia di persone che necessitano di cure specifiche, spesso della durata di molti anni, devono destinare parte dei propri risparmi all’acquisto di integratori non mutuabili, la maggior parte dei quali ha costi elevati. 

Ma non è tutto: gli studi accertati rivelano che i benefici sono tali solo per quanto riguarda le problematiche legate all’intestino. Non c’è nessuna prova scientifica sull’effettiva utilità in caso di malattie cardiovascolari, cancro, disturbi mentali, oppure obesità. 

Né sembra che l’OMS abbia mai fatto uno specifico riferimento a un rafforzamento del sistema immunitario.

 

Quanti siti sono attendibili?

Uno studio svolto nel 2018, da ricercatori provenienti dall’Université libre de Bruxelles, ha dimostrato che, prendendo in considerazione 150 siti contenenti la parola “probiotici”, solo il 35% di questi ha una valenza scientifica e, la maggior parte, non riporta notizie reali. 

Tale ricerca è stata possibile grazie all’aiuto della rivista medica americana JAMA, la quale ha catalogato gli articoli dividendoli in categorie, tra portali medici, commerciali, ecc. Si è poi passati a classificare le notizie sulla base di quattro caratteristiche fondamentali: l’autore, le fonti citate all’interno del testo, la data di pubblicazione e il nome del sito.
Come potreste immaginare, quelli che trattano argomenti scientifici e medici si sono rivelati i più attendibili tra tutti. Solo 52 fanno riferimento ai possibili effetti collaterali, evidenziabili in seguito all’errata assunzione dei probiotici, mentre 19% non dà alcuna informazione riguardo le varie tipologie di ceppi esistenti. 

Il 62% invece, menziona possibili benefici sul sistema immunitario, i quali sembra siano stati esaminati solo in maniera molto superficiale. I numeri sono piuttosto bassi: su 325 volte che il termine probiotico è stato citato all’interno degli articoli, purtroppo solo 77 di queste sono state accertate a livello scientifico.
In ogni caso, si è potuto constatare che i primi dieci articoli presenti su Google, offrano delle informazioni piuttosto affidabili.

Cosa afferma Cochrane reviews?

Cochrane è una libreria virtuale contenente sei database consultabili online, che analizza e revisiona i dati delle varie ricerche scientifiche, aggiornando continuamente gli studi effettuati in campo medico.

Basandosi su questa, i ricercatori dell’Università belga hanno potuto constatare che soltanto 77 dichiarazioni fossero presenti su questo portale; altre 66 invece, non avevano nessuna valenza scientifica.

Secondo le recensioni di Cochrane, è stato possibile accertare gli effetti positivi che i probiotici hanno in caso di diarrea infettiva, persino in alcuni gravi casi di clostridium. È stata notata anche un’efficacia dell’uso di integratori contenenti fermenti lattici, durante le terapie antibiotiche o come azione preventiva, confrontandoli con alcuni studi condotti su pazienti che hanno assunto medicinali con effetto placebo.

Il dubbio rimane su quale tipo di ceppo sia più valido, ma questo cambia a seconda dell’individuo ed è possibile accertarlo solo andando per esclusione. Per concludere, solo 17 delle review analizzate da Cochrane includono positivamente tutte le caratteristiche prese in considerazione. Nessuna, però, ha dato risultati piuttosto rilevanti.

 

 

 

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