Qual è l’utilità dei probiotici? E quella dei fermenti lattici?

Ultimo aggiornamento: 07.07.20

A cosa servono i probiotici e i fermenti lattici? L’OMS ci spiega la differenza, e in che modo operino all’interno del nostro corpo.

 

L’Organizzazione Mondiale per la Sanità dà una precisa definizione del termine probiotico: “sono micro organismi attivi che, se somministrati in quantità adeguata, apportano beneficio alla salute dell’ospite che li riceve”. 

Si trovano all’interno degli alimenti ma, per agire, devono arrivare indenni fino all’intestino. Una volta giunti a destinazione, si inglobano al microbiota intestinale, distruggendo i batteri patogeni che causano le malattie.

Anche se non si è ancora certi delle oggettive qualità dei probiotici, questi vengono utilizzati per un considerevole numero di patologie, come la diarrea infettiva, in accoppiata alle terapie antibiotiche, e anche per risolvere problemi dell’apparato urogenitale, come per esempio la cistite o la candida.

Alcuni studi hanno evidenziato quanto possano essere utili, anche in caso di malattie legate al colon, e come possano aiutare i pazienti affetti dalla “diarrea del viaggiatore”. Purtroppo però, non sempre hanno un risultato benefico: se non assunti nella maniera corretta, si corre il rischio di ottenere una reazione contraria a quello sperata. 

Tuttavia non si sa ancora in che modo essi agiscano e quale ceppo di probiotico possa essere utile in un singolo caso rispetto a un altro.

 

I batteri lattici e la loro funzione

C’è molta disinformazione a riguardo, e spesso si tende a confondere i termini o a utilizzarli come sinonimi. I fermenti lattici sono dei microorganismi facenti parte della stessa categoria dei probiotici ma, svolgono un lavoro completamente differente. 

Come ben saprete, nel nostro corpo, ma anche sull’epidermide, sono presenti migliaia di batteri di ogni specie, siano essi positivi o negativi. La funzione dei probiotici è quella di limitare i danni dell’apparato gastrointestinale dato dagli agenti patogeni, depositandosi tra i villi intestinali, riparandoli e riequilibrandone la flora. 

I fermenti lattici invece, a differenza dei primi, non riescono ad arrivare vivi fino all’intestino, infatti non sopravvivono all’acidità dei succhi gastrici presenti nello stomaco. Hanno uno scopo diverso, ovvero quello di sintetizzare gli zuccheri e renderli digeribili. Proprio per questo motivo, si consiglia l’assunzione a chi è intollerante a questa molecola. 

Il lattosio, contenuto naturalmente nel latte e altri prodotti caseari, viene trasformato e ridotto in molecole più piccole, creando così l’acido lattico. Tuttavia, alimenti come lo yogurt o il kefir, contengono già i batteri lattici, sviluppati in seguito alla fermentazione di questi cibi. 

Alcuni di questi prodotti vengono venduti con all’interno un’aggiunta dei più comuni ceppi di fermenti, come i lattobacilli, i bifidobatteri o i lieviti, e affermando che abbiano un effetto positivo sull’organismo umano. Ciò non è esatto: queste tre tipologie non raggiungono l’intestino, ma muoiono a contatto con i succhi gastrici.

 

La ricerca

Non è ancora certo come i probiotici, siano essi gli organismi vivi o batteri lattici, riescano a svolgere i loro compiti. Gli esperti dichiarano di non essere riusciti ancora a comprendere in che quantità, e quali ceppi possano essere utili a un individuo affetto da una determinata patologia, piuttosto che un’altra. 

Ed è per questo che, ancora oggi, non è possibile stabilire con assoluta certezza gli effettivi benefici che i probiotici apportano all’organismo degli esseri umani. Ci sono molti studi a riguardo, secondo i quali tali batteri potrebbero avere effetti positivi, anche in caso di malattie autoimmuni come il diabete mellito, il cancro e le patologie del tratto respiratorio. 

Tuttavia, nessuno di questi raggiunge numeri considerevoli, tali da poter essere presi in considerazione.
La cosa certa è che, in campo medico, è necessario separare totalmente i probiotici e i fermenti lattici. La scienza, infatti, rivela che ci sia una differenza sostanziale tra i due microrganismi: per i primi ci sono studi confermati dall’OMS che, nonostante non siano abbastanza, si è riusciti a distinguere in ceppi, specie e a classificarli. 

Per quanto riguarda i batteri lattici, non è possibile accertare eventuali effetti benefici sul corpo.

 

I probiotici in età pediatrica

Il microbioma del bambino si inizia a sviluppare già all’interno del grembo materno, da cui non assorbe solo i nutrienti, ma anche i batteri patogeni e non, che andranno a colonizzare la sua flora intestinale.

Inoltre, si è potuta notare una differenza tra i neonati venuti al mondo con parto cesareo, e quelli nati in modo naturale: i primi hanno più possibilità di avere un microbioma alterato, e quindi una maggior presenza di microbi pericolosi al suo interno, rispetto ai secondi. Questo sembra essere dovuto dal mancato passaggio attraverso il condotto uterino, durante il parto. 

Nonostante ciò, secondo una ricerca effettuata in Inghilterra al Wellcome Sanger Institute, a quanto pare i batteri non derivano dalla flora vaginale della madre, come si potrebbe immaginare, ma dall’intestino. 

Si è potuto analizzare e paragonare dei campioni di feci di bambini, che hanno messo in luce delle differenze tra i ceppi di batteri patogeni, come quelli del genere Enterococcus Faecalis o Staphylococcus Epidermidis, presenti in numero nettamente maggiore in quelli nati con parto cesareo.

Ed è proprio in base a ciò che sono stati fatti ulteriori studi in merito, scoprendo quanto possa essere fondamentale la somministrazione di probiotici per bambini. Inoltre, in quelli nati prematuramente, che potrebbero presentare gli organi non del tutto formati, o un microbioma intestinale non completo, l’insorgenza di malattie o infiammazioni è molto alta.  

Per questo motivo, si è provveduto a inserire nella dieta degli infanti i bifidobatteri e i lattobacilli acidofili, i due ceppi che hanno dimostrato di essere maggiormente efficaci in queste situazioni.

A quanto pare, non solo sembra abbiano effetti positivi se usati in via precauzionale, ma aiutano anche in caso delle enterocoliti, molto comuni tra i bambini pretermine, nati con un peso molto basso. Inoltre, l’assunzione di probiotici in questa fase limita il manifestarsi delle infezioni, comprese quelle del tratto respiratorio, come il rhinovirus. 

In ogni caso, è sempre necessario valutare il singolo paziente, poiché solo somministrando le quantità e i ceppi giusti, è possibile ottenere dei risultati.

 

 

 

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