Utilità dei fermenti: quanto fa bene assumerli?

Ultimo aggiornamento: 03.07.20

Secondo dei recenti studi, somministrare i fermenti lattici dopo una cura antibiotica non è sempre utile. In questo articolo, proveremo a scoprirne le cause.

 

Il secondo cervello

Il microbiota è presente su tutta la superficie del corpo umano, a partire dall’epidermide fino ad arrivare alle mucose intestinali e urogenitali. Quello del tratto gastrointestinale è spesso paragonato al cervello, grazie all’influenza che questo esercita sul benessere di tutto l’organismo: è composto da una vasta popolazione microbica, nella quale coesistono contemporaneamente batteri buoni, patogeni e virus.

Il concetto di equilibrio intestinale è dunque molto importante: in mancanza di questo si è potuto notare come l’insorgenza di alcune malattie, anche dermatologiche o con base allergica, fossero più frequenti rispetto a un soggetto con un microbiota sano. 

Per quanto riguarda le patologie infiammatorie intestinali, conosciute genericamente come IBD, si è visto che l’assunzione di alimenti contenenti probiotici può migliorarne la situazione. Il sistema immunitario dipende al 60% da tale microbiota, per questo motivo nutrirsi con alimenti sani è davvero importante e ci aiuta a rimanere attivi e in salute. 

A quanto pare, in presenza di un microbiota compromesso ci si ammala più spesso, non solo di malattie relative all’intestino, ma anche di quelle riguardante l’apparato respiratorio, quello mentale, etc. 

Fondando la psicobiotica, una nuova branca della psichiatria, a Cork, in Irlanda, il professor Timothy Dinan ha potuto constatare che l’integrazione di ceppi batterici influenza il sistema nervoso centrale. Dunque, l’assunzione di probiotici regola la produzione di ormoni e porta a un miglioramento dei disturbi d’ansia, quelli dell’umore e, in alcuni casi, anche della schizofrenia e dell’autismo.

Probiotici, prebiotici e simbiotici

Dopo anni di incertezze e termini utilizzati impropriamente, non si parla più solo di fermenti lattici in generale, poiché si è riusciti a stabilire una differenza tra i vari microrganismi. Ma cos’è un probiotico? 

È un batterio buono, che vive già all’interno del nostro organismo e ha l’incarico di migliorare lo stato di salute della flora batterica intestinale, mantenendo l’omeostasi, ovvero l’equilibrio naturale delle cellule. I lattobacilli e bifidobatteri sono tra quelli più conosciuti, ma sono stati identificati centinaia di altri ceppi, tutti diversi. 

Il sistema immunitario dipende al 60% dall’intestino, questo vuol dire che seguire una dieta composta da alimenti sani è fondamentale. Il kefir è uno di quelli che ne contiene in abbondanza, poiché la fermentazione del latte porta alla loro formazione. Anche alcuni formaggi come il gorgonzola ne hanno un’elevata percentuale, sotto forma di muffe. 

I fermenti lattici, invece, non sono altro che un tipo di microrganismo della stessa natura ma vengono impiegati nella sintetizzazione dell’acido lattico, per aiutare la digestione dei prodotti caseari. 

I prebiotici, altrettanto diversi, sono una sostanza che dà sostentamento ai probiotici, dai quali ricavano i nutrienti per mantenersi attivi. Come per gli altri batteri, si trovano all’interno di alimenti, come per esempio la cicoria, che contiene l’inulina, i semi oleosi, le banane e tantissimi altri cibi composti da una fibra morbida o che rilascia una secrezione gelatinosa. 

I prebiotici dunque, servono a mantenere in salute gli altri microrganismi. I simbiotici, forse meno conosciuti, sono un mix di probiotici e prebiotici. I primi incrementano la flora batterica, i secondi alimentano quella già presente all’interno dell’intestino, migliorando anche l’assorbimento di vitamine e minerali come il calcio e il ferro, spesso non tollerati in caso di disbiosi. 

Effettuare dei cicli di integratori a base di simbiotici, soprattutto in inverno, il periodo di maggior contagio delle infezioni, può aiutare a mantenere inalterata l’eubiosi intestinale e dunque a fortificare il sistema immunitario.

 

I dubbi sulla loro efficacia

Sono molti i medici generici e i gastroenterologi che consigliano l’assunzione di integratori a base di fermenti vivi, dopo un ciclo di terapia antibiotica. Ma sono davvero così indispensabili? Secondo dei recenti studi, i probiotici utilizzati per riequilibrare la flora intestinale, in seguito a una cura medica, non danno sempre esiti positivi. 

Basandoci sui risultati della sperimentazione sui topi, si è potuto notare come questi, paragonati a quelli ottenuti sugli umani, diano risvolti completamente differenti. In realtà, sembra che in entrambi i casi l’assunzione di probiotici non ricostituisca interamente la flora batterica, ma solo parzialmente. 

Tuttavia, in alcuni pazienti, si è riscontrato che il microbiota si riuscisse a ripristinare da solo, senza l’aiuto degli integratori. In altri, invece, la somministrazione di quest’ultimi causava un rallentamento della guarigione.

Come sceglierli?

Che abbiate bisogno di integratori a base di probiotici, simbiotici o fermenti lattici, la personalizzazione della cura è essenziale. Potendo isolare i diversi ceppi batterici, i ricercatori sono riusciti a comprendere che ogni individuo ha circa il 40% di questi comune a tutti, il restante 60% è sempre differente. 

Dunque, potremmo dire che la flora batterica di alcune persone affette da obesità sia diversa da quella che potrebbe avere una magra, ulteriormente si distinguerà da quella di un bambino o di una donna incinta. 

Durante la scelta del tipo di integratore da assumere, è importante essere seguiti da un medico che saprà verificare la composizione e la quantità di batteri da somministrare. Non è consigliabile fare di testa propria: ingerirne un quantitativo sbagliato o un tipo di batterio non idoneo, potrebbe causare spiacevoli effetti indesiderati, come stipsi, dolori addominali o diarrea. 

Anche la durata del trattamento incide sull’efficacia: l’utilizzo di probiotici per pochi giorni o poche settimane, è totalmente inutile. Sono integratori che necessitano di un ciclo di assunzione minima di almeno 30 giorni per riuscire a notare degli effetti positivi. 

In base a una ricerca pubblicata su Pediatric Research, esaminando 15 confezioni di probiotici, solo una conteneva effettivamente quanto promesso. Per evitare questi spiacevoli inconvenienti, è sempre opportuno consultare un medico che sceglierà i fermenti vivi più adatti a seconda del problema da trattare. 

Questo vi farà anche risparmiare denaro, nel caso doveste acquistare un prodotto che potrebbe rivelarsi sbagliato. Inoltre, ogni ceppo ha un tipo di conservazione differente: alcuni sopravvivono a temperatura ambiente, altri muoiono a contatto con temperature superiori ai 4 gradi ed è necessario riporli in frigorifero.

 

 

 

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