Colesterolo. Impariamo a conoscerlo

Ultimo aggiornamento: 08.07.20

Analisi di questa sostanza e controllo dei valori di riferimento da tenere sotto osservazione, mediando tra dieta e stile di vita sano.

 

Una prima introduzione

Quando si parla di colesterolo si nota da subito collegamenti con l’alimentazione in prima battuta e poi con stile di vita ed altre patologie. Impariamo prima di tutto a capire di cosa si tratta per poi vedere come considerare certi numeri.

Presente principalmente nei vertebrati, si tratta di una molecola lipidica, ovvero di un grasso.

Lo si ritrova nel cervello, all’interno del sangue e nella bile. Grazie poi all’azione dei sali biliari viene assorbito dal fegato. Questo organo si occupa poi della distribuzione del grasso in altre zone del corpo, con un processo di conversione che porta poi alla formazione del colesterolo e dei trigliceridi. 

Per facilitare il trasporto lungo la circolazione sanguigna, trigliceridi e colesterolo vengono inseriti in strutture che portano il nome di lipoproteine. La cabina di regia della sintesi del colesterolo vede dunque il fegato come indiscusso protagonista. Le lipoproteine si differenziano in due tipologie, da un lato abbiamo quelle a bassa densità, identificate con la sigla LDL, dall’altro poi troviamo quelle ad alta densità, riconosciute dalla sigla HDL. 

 

A cosa serve il colesterolo?

Quasi completamente assente nelle piante, se non in percentuali infinitesimali, il colesterolo sta alla base della vita animale. Qui però è necessaria una precisazione visto che la categoria dei vertebrati, che include dunque anche l’uomo, riesce a sintetizzare da zero il colesterolo, oppure lo ritrova anche nella dieta e quindi in ciò che assume.

Funzioni strutturali e funzioni metaboliche sono le attività maggiormente svolte. La struttura ad anelli rigidi del colesterolo compone la maggior parte delle membrane delle cellule animali, con una grande percentuale presente nella membrana plasmatica.

Questo elemento favorisce poi la crescita e la divisione cellulare, specie in tessuti come l’epidermide e le zone epiteliali. Un ruolo chiave è poi svolto nella formazione e struttura della guaina mielinica dei nervi e nello sviluppo dell’embrione. Dal punto di vista metabolico, il colesterolo favorisce la sintesi degli ormoni steroidei e delle gonadi. È poi il composto base nella sintesi della vitamina D sotto l’azione dei raggi del sole sulla cute.

L’organo centrale nella produzione di questa molecola lipidica è il fegato. da parte sua, l’essere umano produce in modo autonomo la quantità di colesterolo necessaria, con una percentuale che si aggira sui 150 grammi. Di questi un buon 30 grammi si trovano nell’encefalo mentre circa 8 grammi vanno nel plasma. Due sono poi gli organi capaci di eliminare in modo completo il colesterolo dall’organismo, e sono fegato e intestino.

Il ruolo chiave svolto da LDL e HDL 

Tecnicamente definite lipoproteine a bassa densità, dai più vengono conosciute come colesterolo cattivo. Proviamo a spiegare il perché di questa accezione. Le LDL hanno una composizione chimica simile a quella delle pareti dei vasi sanguigni. Una percentuale troppo alta di LDL può provocare un accumulo di queste lipoproteine nella zona dei vasi, con una scarsa capacità da parte delle lipoproteine HDL nella rimozione delle stesse dalle pareti. 

Si va a creare in questo modo un ispessimento della parete del vaso, con un conseguente restringimento dello stesso e quindi di una più difficile circolazione del sangue. La progressione e l’accumulo tendono così a creare una placca che può arrivare anche a bloccare del tutto il sangue con conseguenze purtroppo anche molto gravi.

Sul fronte opposto troviamo le lipoproteine ad alta densità, identificata dall’acronimo HDL.

La loro funzione è quella di rimuovere colesterolo in eccesso per poi portarlo al fegato.

Questa loro capacità di trasporto e rimozione delle placche che si annidano nelle arterie gli ha meritato il nome di colesterolo buono.

 

Fattori legati al colesterolo alto

Da recenti studi si è visto che un’alta concentrazione dipende principalmente da una produzione dell’organismo e in seconda battuta da una dieta sregolata. Si deve poi precisare che un valore alto di colesterolo è in un certo senso ingannevole, visto che la voce da tenere sotto controllo è quella legata alle lipoproteine a bassa densità. 

Prima si considerava come valori ottimali quelli che rientravano nella percentuale di 240 mg/dl di colesterolo totale, con in più una percentuale di LDL inferiore ai 160 mg/dl. Oggi con uno stile di vita che punta maggiormente al benessere e alla salute dell’utente, il valore del colesterolo buono, detto anche HDL è superiore, così da rendere poco utile il calcolo totale che andrebbe dunque a superare di molto il valore di 240 mg/dl.

Meglio far riferimento all’indice di rischio cardiovascolare, che si può stabilire in modo corretto dividendo il valore del colesterolo totale con quello buono, rappresentato cioè dall’HDL. Negli uomini un valore al di sotto del 5 è considerato un buon riscontro, mentre nelle donne tale valore deve scendere sotto 4,5.

Esistono poi altri fattori interni ed esterni che possono contribuire ad aumentare il valore del colesterolo come il diabete, uno stile di vita sedentario, l’obesità, stress eccessivo e disfunzioni della ghiandola tiroidea. 

La verifica di questi indici può essere effettuata attraverso un’analisi del sangue. A tal proposito chi invece desidera tenere sotto osservazione valori come il livello di saturazione di ossigeno nel sangue può cercare un pulsossimetro venduto on line. Si tratta di uno strumento poco invasivo e pratico per la gestione di valori che è bene tenere sotto osservazione, così come la frequenza cardiaca.

 

 

 

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