Coronavirus: che cosa bisogna fare in caso di sospetti?

Ultimo aggiornamento: 20.10.20

Con l’arrivo di questo nuovo virus, molti non sanno come comportarsi per capire se sono contagiati e come distinguere i sintomi. Quali sono i consigli degli esperti?

 

Tosse e raffreddore: quando allarmarsi

Se da un paio di giorni iniziate ad avvertire malessere, bronchi chiusi e influenza, è lecito chiedersi, prima di tutto, se negli ultimi 15 giorni si è stati a contatto con persone che hanno contratto il virus, seppure in maniera lieve.

In caso negativo, potete stare tranquilli: probabilmente si tratta di allergia o comunque di sintomi non legati al virus, mentre in caso positivo, se state bene e sentite solo in maniera leggera tali sintomi, per precauzione è bene rimanere in casa e aspettare.

Potete chiamare il vostro medico di base, che vi prescriverà una cura adatta a combattere l’influenza in modo efficace: ma per il bene vostro e di coloro che vi sono intorno, evitate di uscire e seguite il protocollo per una serie di domande volte a determinare meglio la patologia.

Solo se ritenuto opportuno dal dottore, l’ASL del comune di appartenenza si attiverà per un tampone, soprattutto se i sintomi sono particolarmente evidenti o gravi. Gli adulti, da questo punto di vista, hanno una maggiore sicurezza, in quanto i sintomi influenzali sopra descritti sono comunque relativi anche alla stagione primaverile, e quindi nella norma in molti casi.

Diverso è invece il discorso se si tratta di un bambino piccolo, poiché la presenza di tosse e raffreddore assume un peso diverso e chiaramente si tratta di un soggetto più a rischio e con difese immunitarie basse.

I genitori devono lasciarlo riposare e non esporlo a contatti con altri coetanei, per evitare contagi della malattia. Un termometro a infrarossi efficace sarà in grado di stabilire in modo preciso anche la temperatura corporea, per avere la certezza in caso di febbre, senza entrare direttamente a contatto con il soggetto.

Durante le 24 o 48 ore successive, se il bambino subisce un peggioramento delle sue condizioni, va allertato il pediatra che saprà capire se è necessario organizzare una visita o portarlo in ospedale.

Come e chi è contagioso?

Il Coronavirus si trasmette attraverso le goccioline emanate dalle via respiratorie; quando starnutiamo oppure facciamo un colpo di tosse, tali gocce possono espandersi nell’aria fino a una distanza di 2 m, contagiando quindi le persone che sono più vicine.

Il virus può rimanere in aria per oltre un minuto, e per questo è bene evitare di trovarsi in luoghi chiusi o affolati; inoltre, può vivere per parecchie ore anche sulle mani e sugli oggetti.

Se la superficie contaminata entra a contatto con occhi, naso o bocca, il contagio è quasi immediato; da questo punto di vista, il virus si comporta come un batterio influenzale, che normalmente porta a sintomi facilmente curabili.

Bisogna lavarsi molto spesso le mani, perché il Coronavirus è forte e resta vivo anche per molto tempo: alcuni studi hanno mostrato che, se depositato su un pacco proveniente dalla Cina, risulta ancora attivo fino all’arrivo in Italia.

Sono contagiosi soprattutto coloro che mostrano sintomi evidenti come febbre alta e tosse molto secca e acuta; tanto più sono manifesti, più c’è la possibilità di avere una grande quantità di virus nell’organismo.

Per questo motivo spesso in aeroporto vengono fermate persone con una temperatura media di 37,5 gradi; se a ciò si accompagna anche senso di confusione, spossatezza e problemi intestinali, le probabilità di contagio sono molto alte.

La cefalea è infatti un sintomo frequente di chi è colpito dal Coronavirus, insieme alla diarrea, che fino a poco tempo fa è stata sottostimata, ma in realtà va tenuta in considerazione, in quanto il virus intacca i recettori intestinali oltre a quelli respiratori.

L’incubazione ha di solito una durata di cinque o sei giorni, fino ad arrivare a un massimo di 12; in questo periodo di solito non dovrebbero presentarsi sintomi evidenti e le possibilità di contagio sono ridotte al minimo.

Ecco perché anche per i primi due cinesi contagiati e arrivati in Italia è stato possibile intervenire in tempo, senza che nel giro turistico contagiassero altre persone a loro vicine.

Per la diagnosi certa occorre il famoso tampone, ovvero il test effettuato nella bocca dei malati, prelevando goccioline che permettono di capire se si è contagiati o meno; per avere un risultato certo i tempi di attesa variano da uno a un paio di giorni complessivi.

Il tampone deve essere fatto in presenza di febbre alta?

Attenzione a non cadere in allarmismi: se si prende la febbre, come già specificato, non è un grosso pericolo a meno che non ci siano stati contatti con persone malate. 

Gli adulti, in particolare, non dovrebbero preoccuparsi; si trovano in una fascia abbastanza protetta rispetto ai neonati o agli anziani over 60, in particolare se questi ultimi hanno malattie respiratorie e precedenti patologie.

Sono infatti i più vulnerabili al contagio e anche soggetti a rischio di morte, per cui, seppure in tutta sicurezza, è bene farli controllare o chiamare il medico di base, per capire bene come agire.

In linea generale, comunque, il tampone viene effettuato nei casi di emergenza, ovvero su chi è sintomatico, ma la situazione varia da regione a regione, a seconda del picco di contagi giornalieri.

Per esempio a Roma la situazione risulta abbastanza isolata e, salvo aver avuto avvicinamenti con persone provenienti da zone altamente colpite come la Lombardia, il rischio è praticamente nullo.

Oggi è possibile effettuare il tampone in ospedale, dove di solito la risposta, se il malato è in stato grave, può arrivare anche dopo poche ore; la febbre come unico sintomo non basta per essere certi di avere il virus, poiché è da accompagnarsi ad altri fenomeni.

Non è il caso di intasare il pronto soccorso, già molto pressato in una situazione tanto delicata, facendosi prendere facilmente dal panico; gli allarmismi facili potrebbero al contrario peggiorare la situazione e, se non è strettamente necessario, potreste mettere a rischio addirittura i vostri familiari.

Occorre prendere tutte le precauzioni del caso, facendosi accompagnare solo in casi in cui i sintomi dovessero peggiorare.

 

 

 

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