Cos’è e come è nato il thermos? Curiosità e caratteristiche

Ultimo aggiornamento: 26.05.20

 

Il thermos è un oggetto che ormai siamo abituati ad avere in casa: vi stupirà sapere com’è nato e con quali caratteristiche.

 

Il significato del termine

Il thermos, come suggerisce il nome, è un contenitore che lascia inalterate le temperature di cibi e bevande al suo interno. Ciò vale sia nel caso in cui la pietanza è fredda, sia quando è calda, lasciando intatto tutto il suo sapore.

Grazie ai materiali con cui è fatto, infatti, non lascia passare il calore e questo è il motivo per cui al tatto non avvertiamo nulla; la temperatura può essere conservata così com’è anche per diverse ore.

La sua utilità è molto chiara: risulta estremamente comodo in qualsiasi occasione in cui siamo costretti, volenti o nolenti, a stare fuori casa, magari per lavoro oppure per una qualsiasi escursione.

Perfetto sia per picnic sia per l’ufficio, ha un’affidabilità senza pari in quanto occupa poco spazio ed è per questo considerato anche piuttosto versatile, in base alle diverse esigenze personali del consumatore.

Tra l’altro, è addirittura consigliato se si hanno bambini piccoli: permette così di tenere al caldo il latte o un qualsiasi cibo da dare al bimbo quando ne sente l’esigenza, senza entrare nel panico se si è in un luogo scomodo dove poter cucinare.

Molti escursionisti, inoltre, si servono dell’oggetto per portare con sé acqua fresca o cibo sottovuoto da consumare in alta montagna, grazie alla sua estrema leggerezza. La differenza di calore tra interno ed esterno è garantita da uno strato di plastica o acciaio che lo riveste in pieno.

Il miglior thermos avrà in particolare un doppio rivestimento, per prolungare la temperatura inalterata del cibo o della bevanda.

 

Quando fu inventato il thermos?

Il thermos sottovuoto fu inventato nel 1892 con scopi molto diversi da quelli che siamo abituati a vedere oggi. Il fautore dell’apparecchio fu Sir James Dewar, scienziato britannico e professore alla Oxford University, per mantenere stabili le temperature di determinate sostanze chimiche, in modo da poterne approfondire gli studi.

Inizialmente e non a caso il nome del prototipo era Vaso di Dewar, e aveva la capacità di isolare completamente le componenti inserite al suo interno rispetto all’ambiente circostante, grazie alla sovrapposizione di aree di vuoto con la temperatura esterna.

Ben presto si pensò a come commercializzarlo e nel 1904 venne creato il primo modello specificamente pensato per la vita quotidiana, dall’azienda Thermos GmbH. Tale nome commerciale è rimasto nel tempo fino ad arrivare a noi, anche se ha assunto significati differenti a seconda dei luoghi; per esempio negli Stati Uniti indica solamente un contenitore vuoto.

Nel 1907 la prima azienda vendette, in seguito al successo del prodotto, le sue azione a tre diverse compagnie. Queste ultime, per battere la concorrenza, iniziarono a creare delle varianti dello stesso prodotto, con dimensioni e colori più bizzarri possibili, pur mantenendo la struttura di base inalterata.

Questi contenitori termici ebbero talmente tanto successo da essere sponsorizzati anche da personaggi famosi: i fratelli Wright, per esempio, portarono uno di questi thermos con loro nel cielo.

Perfezionando le tecniche di produzione, fu poi possibile lanciare sul mercato prodotti sempre più all’avanguardia, eleganti e funzionali. Il picco si riaggiunse con la bottiglia in vetro che aveva una grandezza di oltre 4,5 L.

 

Come funziona il thermos

Nello specifico, in che modo il thermos è in grado di isolare e tenere caldi o freddi i cibi e le bevande? Un recipiente sotto vuoto non può produrre calore e trasmetterlo a un solido o a un liquido, sfruttando zone con temperatura maggiore per passare a quelle con temperatura minore.

La sola via perciò da cui Dewar capì che si poteva procedere era quella dell’irraggiamento.

Si cerca di ridurre questo fenomeno tramite delle pareti riflettenti; il liquido o i cibi all’interno raggiungono così il giusto stato di equilibrio termico per mezzo delle pareti sottili e con una bassa transizione termica.

In questo modo lo scambio di calore con l’esterno viene ridotto al minimo e soltanto dopo ore la temperatura subisce uno sbalzo, iniziando a scendere o salire a seconda della circostanza.

Ciò avviene perché la presenza delle due pareti può rallentare la trasmissione di calore ma non eliminarla del tutto, perché le pareti continuano ad assorbire parte delle radiazioni. La forma del thermos non ha niente a che vedere con questo procedimento chimico.

Infatti è sempre stata pensata per offrire comodità nel trasporto, pur contenendo un quantitativo di liquido o di cibo sufficiente per una giornata intera.

Il nome di Dewar si perdette ben presto all’ombra della sua geniale invenzione; non chiese mai diritti sul suo brevetto, ed è per questo motivo che l’azienda produttrice ha finito per sopprimere l’inventore portando in auge il termine thermos.

Nonostante ciò, oggi molto si deve a quest’uomo, il cui merito è stato successivamente riconosciuto da una commissione apposita.

I modi e i tempi del thermos

Un altro motivo essenziale, che non permette di isolare mai completamente l’interno del contenitore rispetto all’esterno, è dovuto dal tappo, che inevitabilmente deve essere presente per poter bere o prelevare il cibo.

E’ proprio da lì, infatti, che avviene la maggior dispersione di calore, con il risultato che dopo qualche ora la temperatura si stabilizza anche se lo teniamo ben chiuso. Fatto sta che appunto stringere il tappo nel modo giusto può fare la differenza, perché dalla chiusura si determina anche la qualità di ciò che poi viene consumato.

Nei primi tempi quest’ultimo era in sughero, quindi offriva una protezione minore, ma con il tempo la produzione è stata largamente migliorata con tappi in plastica o addirittura in acciaio.

Oltre a essere più resistenti, quelli in acciaio in particolare sono di solito inossidabili e quindi hanno una durata molto lunga nel tempo, per cui non dovrete acquistarne un altro a causa dell’uso frequente.

Il consiglio è ovviamente quello di tenerne cura e spendere una cifra leggermente più elevata per prenderne una di qualità piuttosto di un’altra che potrebbe rompersi subito: a questo si deve aggiungere la manutenzione e la pulizia. 

Una volta che si è a casa è bene controllare se siano rimasti residui di cibo e acqua; potete inserirlo in lavastoviglie oppure lavarlo a mano per togliere fondi anti igienici. Per il metallo bicarbonato e acqua calda sono perfetti poiché non danneggiano la superficie e puliscono a fondo senza lasciare cattivi odori all’interno del contenitore.

 

 

 

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