3 sistemi per riscaldare casa senza gas

Ultimo aggiornamento: 30.09.20

 

Dalle caldaie a biomassa fino a quelle di ultima generazione alimentate a idrogeno: pro e contro delle alternative più diffuse al riscaldamento a gas.

 

Le nuove caldaie a condensazione alimentate a gas metano, ormai, sono sempre più diffuse; il vantaggio assicurato da questi impianti, infatti, non si limita esclusivamente al ridotto consumo energetico ma offre la possibilità di poter recuperare gran parte della spesa di acquisto e installazione grazie alle agevolazioni fiscali.

Non sempre è possibile installare questo tipo di impianto però, visto che le condizioni migliori sono presenti soprattutto nelle grandi città, oppure nelle aree urbane a media densità demografica. In Italia sono ancora molti i piccoli paesi che, a causa delle particolari condizioni del territorio dove sorgono, non sono serviti dalla rete di distribuzione del metano; altri importanti fattori di cui tenere conto, inoltre, sono l’età e le condizioni dell’immobile, la presenza o meno di infissi isolanti nell’abitazione, l’eventuale copertura del segnale per sfruttare le caratteristiche di controllo remoto dell’impianto e via dicendo.

Ne consegue che, in molti casi, i punti a sfavore per l’installazione di una caldaia a gas sono maggiori di quelli a favore, e quindi si pone l’esigenza di trovare una soluzione alternativa che non sia troppo dispendiosa.

 

Le caldaie a pellet e a legna 

Gli impianti di riscaldamento alimentati a biomassa, cioè a pellet, e quelli alimentati a legna, sono tra le alternative più “virtuose” per quanto riguarda i successivi costi di gestione.

Le caldaie a legna sono al primo posto in tal senso, visto che permettono di risparmiare fin quasi al 60% in meno rispetto a quelle a condensazione alimentate a gas, purtroppo però pongono il problema dello spazio per lo stoccaggio del combustibile; a causa delle problematiche connesse ai fumi di combustione, inoltre, sono adatte soltanto per le abitazioni situate in zone rurali o a bassa densità demografica.

Le caldaie più vendute sono quelle a biomassa invece, anche se la percentuale di risparmio e “soltanto” del 30% in meno rispetto ai modelli a condensazione; i vantaggi offerti dal pellet rispetto alla legna, però, sono quello di occupare meno spazio e ridurre notevolmente le problematiche connesse allo stoccaggio del combustibile, e la minore produzione di fumi, che permette l’installazione anche nelle abitazioni situate in zone a media densità demografica.

Le pompe di calore

Ultimamente si sente parlare molto degli impianti di riscaldamento a pompa di calore, un tipo di tecnologia impiegata anche per altri elettrodomestici, che non ha restrizioni di alcun tipo per quanto riguarda l’installazione e che offre l’ulteriore vantaggio di accedere alle agevolazioni fiscali.

L’argomento, però, è delicato ed estremamente tecnico perché la pompa di calore è un sistema che può produrre sia calore sia freddo a partire dall’energia termica presente nell’ambiente esterno, quindi ne esistono diverse tipologie.

La pompa aria-acqua, per esempio, si limita soltanto ad agire sull’acqua del circuito dei termosifoni; scambiando il calore con l’aria esterna può riscaldare l’acqua in inverno e raffreddarla in estate, in modo da riscaldare o rinfrescare la casa a seconda della stagione.

La pompa aria-aria è quella usata normalmente dai climatizzatori, mentre la pompa di calore geotermica può essere installata solo in presenza di una falda acquifera sottostante, con la quale può scambiare energia termica per riscaldare pavimenti, pareti o soffitti radianti.

Le pompe di calore possono consumare fino al 35% in meno rispetto alle caldaie a condensazione, a patto però che siano installate da professionisti altamente specializzati in grado di calibrare il sistema sulle caratteristiche specifiche di consumo dell’abitazione, come per esempio la temperatura di mandata dei termosifoni e l’accumulo inerziale.

Le ditte che si occupano di impianti di riscaldamento a livello generico, invece, non sono in grado di calcolare questi fattori in maniera specifica ed effettuano l’installazione delle pompe di calore in modalità standard; di conseguenza, anche se potenzialmente vantaggiosi, questi impianti finiscono con l’offrire il minimo rendimento e avere un consumo analogo, se non addirittura superiore, rispetto a quello di una caldaia a condensazione alimentata a gas metano.

 

Le caldaie a idrogeno

Quello degli impianti a idrogeno è una tecnologia tutta italiana, brevettata dall’ingegnere Marco Bertelli, e sulla quale ha fondato l’azienda E.HY. Energy Hydrogen. La sperimentazione di questa tecnologia è stata terminata nel 2014, e a partire dal 2018 sono stati introdotti sul mercato i primi esemplari di caldaie a idrogeno. Questo tipo di impianto rappresenta la soluzione meno economica per quanto riguarda la spesa d’acquisto, ma la migliore in assoluto dal punto di vista delle successive spese di gestione.

La caldaia a idrogeno, infatti, è alimentata dall’omonimo gas stoccato in bombole ricaricabili, che la stessa ditta produttrice provvede a caricare una volta all’anno; il vantaggio è la presenza del cogeneratore, di conseguenza oltre al riscaldamento e all’acqua calda sanitaria, è in grado di produrre anche energia elettrica fino a 3,3 kW o addirittura 6,2 kW di picco, a seconda del modello scelto.

Una volta installata, quindi, si avrà sia la produzione di acqua calda sanitaria e riscaldamento domestico sia l’energia elettrica per alimentare la caldaia stessa, la casa e i relativi apparati ed elettrodomestici.

Il proprietario di un modello a idrogeno, di conseguenza, sarà del tutto affrancato dalle comuni utenze visto che questo tipo di impianto è completamente autonomo e non deve essere collegato ad alcuna rete di distribuzione. L’unico svantaggio però, come accennato in precedenza, è il costo di acquisto e installazione della caldaia, che per una casa di circa 170 metri quadri può arrivare anche a 10.000 euro. Le normative vigenti in Italia per questo specifico tipo di impianti, inoltre, impongono maggiori restrizioni per quanto riguarda la revisione periodica, che deve essere effettuata obbligatoriamente ogni sei mesi.

Di recente, però, sono state introdotte sul mercato anche caldaie a idrogeno prive di cogeneratore; queste ultime possono sopperire al fabbisogno di acqua calda sanitaria e per il riscaldamento, ma non producono elettricità e quindi devono essere collegate per forza alla rete elettrica oppure a un sistema fotovoltaico.

In compenso, però, sono caratterizzate da un costo di acquisto e installazione di gran lunga più accessibile, e dal punto di vista delle successive spese di gestione rimangono comunque vantaggiose, anche se mantengono in ogni caso l’obbligo di revisione semestrale.

 

 

 

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