Gas e energia subiscono vertiginosi aumenti: ecco spiegato il perché

Ultimo aggiornamento: 22.05.22

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Cerchiamo di capire come mai il costo delle fonti energetiche, e in particolare del gas, abbia subito un’impennata senza precedenti.

 

Già a dicembre del 2021 c’è stato un certo scalpore in seguito all’annuncio emanato dopo l’aggiornamento trimestrale dall’ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente, nel quale si comunicava un fortissimo incremento delle bollette della luce e del gas. Nonostante l’intervento del Governo, che ha cercato di mitigare i rincari riducendo l’IVA per il gas e azzerando gli oneri generali, l’aumento è rimasto comunque alto, attestandosi al 55% per quanto riguarda il costo dell’energia elettrica e al 41,8% per quello del gas per tutto il primo trimestre del 2022.

Ma a cosa sono dovuti degli aumenti di una portata tale che nemmeno il Governo, nonostante l’annullamento transitorio degli oneri generali di sistema nelle bollette e il potenziamento dei bonus sociali istituiti per le famiglie in difficoltà, è riuscito ad attutire l’impatto? Ma soprattutto fino a quando, e di quanto ancora saliranno il costo di gas, luce e relative bollette? Riusciremo ad accendere il nostro smart TV senza sentirci in colpa per il consumo di corrente?

Le ragioni sono diverse e si intrecciano in maniera abbastanza complessa, cerchiamo quindi di fare chiarezza sulla questione.

 

I fattori economici più importanti

Il primo fattore a incidere sui rincari in corso è il prezzo complessivo delle materie prime stesse, e cioè il gas e il petrolio. Il costo di queste risorse, infatti, è costantemente aggiornato in base a tutta una serie di fattori economici e geopolitici; quelli economici sono relativi ai costi di estrazione, alle spese di trasporto, al costo d’acquisto delle quote di CO2, alla domanda di mercato, alle tasse applicate dai singoli Governi e via dicendo.

Tra i fattori economici citati in precedenza i più importanti, ovvero quelli che pesano sul prezzo del gas e del petrolio, sono rappresentati dal costo delle quote di CO2 e dalla domanda del mercato.

È risaputo che l’attività estrattiva dei combustibili fossili ha un enorme impatto ambientale, in quanto genera emissioni di notevoli quantità di CO2; dal momento che ogni anno i protocolli ambientali impongono una progressiva e costante diminuzione delle emissioni inquinanti ai fini di combattere il riscaldamento globale, l’Unione Europea e i Governi delle nazioni extra-europee hanno istituito un sistema che permette di distribuire in maniera equa la quantità limite della CO2 che può essere emessa nell’ambiente. In parole povere vengono stabilite delle quote con relativi permessi, che vengono poi messe all’asta e acquistate dalle grandi aziende.

Nel caso dei produttori di petrolio, per esempio, quelli che possono permettersi di acquistare più quote sono ovviamente autorizzati a estrarre più risorse; il costo di acquisto delle quote, però, va automaticamente a generare un aumento del prezzo delle risorse estratte.

Se consideriamo che anche il prezzo delle quote di CO2 è soggetto ad un costante aumento, perché la situazione ambientale tende a peggiorare di anno in anno, il quadro della situazione comincia a delinearsi in maniera più chiara. In tutto l’arco del 2021, da gennaio a dicembre, il prezzo delle quote CO2 è incrementato del 120% circa; sempre nell’anno 2021, poi, il costo del gas naturale è aumentato quasi del 500%, passando 21 euro/MWh a 120 euro/MWh, e come conseguenza naturale anche il prezzo dell’energia elettrica è aumentato del 400% quasi, passando 61 euro/MWh a 288 euro/MWh (calcolando i valori medi mensili).

Oltre al costo da sostenere per l’acquisto delle quote CO2, poi, bisogna tenere conto della domanda di mercato, che negli ultimi anni è andata crescendo in maniera esponenziale a causa dell’uso sempre più massiccio di impianti e motori alimentati a metano.

Questo stato di cose non interessa soltanto il nostro Paese, ma quasi tutte le nazioni industrializzate del mondo. In Italia l’impatto economico è più elevato che in Francia, per esempio, perché nel nostro Paese la metà dell’energia elettrica prodotta è ricavata da centrali termoelettriche a ciclo combinato alimentate a metano, mentre in Francia la maggior parte dell’energia elettrica è prodotta dalle centrali nucleari.

 

I fattori geopolitici

A complicare ulteriormente la situazione concorrono i repentini cambiamenti della situazione geografica e politica dei diversi Paesi interessati dagli scambi di risorse, che possono essere più o meno repentini o imprevedibili a seconda dei casi.

Cataclismi e disastri ambientali, per esempio, possono alterare gli equilibri geografici in determinate aree, causare danni a infrastrutture dedicate alla produzione o al trasporto di risorse energetiche e quindi innescare delle situazioni di emergenza.

A livello politico, invece, basta osservare quello che sta accadendo attualmente con il conflitto scoppiato tra Russia e Ucraina. Come primo effetto della guerra in corso, le nazioni europee che prima acquistavano regolarmente gas naturale dalla Russia, hanno smesso di farlo; è naturale quindi che nell’immediato futuro questa risorsa subirà ulteriori rincari e che le bollette aumenteranno di conseguenza.

L’entità degli aumenti colpirà in maniera diseguale però, e le nazioni che soffriranno maggiormente della situazione saranno proprio l’Italia e la Germania, che fino a prima della guerra erano i maggiori acquirenti del gas russo.

Conclusioni

Fare una previsione a breve termine, in questo particolare e delicatissimo periodo storico, è oltremodo difficile quindi. L’unica cosa certa è che l’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente aggiorna i costi di gas ed elettricità con cadenza trimestrale. Le tariffe per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2022 sono già state stabilite quindi, ma quelle del prossimo trimestre sono ancora un’incognita.

Se la situazione politica attualmente in corso in Europa dovesse protrarsi anche nei mesi a venire, l’ARERA ha calcolato un ulteriore aumento del 2% per il prezzo del gas e del 20% per quello dell’energia elettrica. È superfluo sottolineare, però, che queste stime sono soltanto approssimative e che bisognerà attendere lo svolgersi degli eventi, sperando che la tensione nell’Est Europa si allenti il prima possibile, sia per mettere fine alle sofferenze del popolo ucraino sia per scongiurare una crisi a livello economico ed energetico che finirebbe col destabilizzare irrimediabilmente, e pericolosamente, l’Italia e gli altri Paesi dell’Unione Europea.

 

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