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  • Perché Dyson ha smesso di produrre aspirapolvere con filo? È davvero il caso di puntare solo sul ricaricabile?

    Ultimo aggiornamento: 16.10.19

     

     

    La decisione di abbandonare traino e filo, da parte del colosso inglese degli elettrodomestici, lo scorso anno, ha spiazzato un po’ tutti. Cerchiamo in questo articolo di capire se davvero gli aspirapolvere tradizionali da collegare alla presa a muro sono giunti ormai al capolinea. 

     

    Quando si parla di scope elettriche cicloniche senza filo e senza sacco, il brand verso cui la mente corre è quasi sempre Dyson. Grazie alla buona qualità dei suoi prodotti (gli aspirapolvere Dyson sono tra i più venduti online) e a costose campagne di marketing che negli ultimi anni non hanno conosciuto interruzioni, Dyson è l’azienda che meglio incarna, nell’immaginario collettivo, la possibilità di pulire la propria casa senza dover collegare il filo elettrico alla presa di corrente, quindi nella massima libertà di movimento. 

    L’ultimo modello di scopa elettrica senza filo e senza sacco firmata Dyson è la V11, disponibile in varie declinazioni e in grado di rappresentare lo stato dell’arte della categoria, grazie a un’autonomia di 60 minuti, a un minuscolo motore digitale di ultima generazione e alla capacità, quando utilizzata con la spazzola speciale High Torque, di adattare la potenza aspirante al tipo di superficie da pulire (pavimenti duri, moquette, parquet e tappeti). Ciò per limitare al massimo gli sprechi energetici.

    Forse in pochi sanno che Dyson fino a marzo 2018, mese in cui ha presentato al pubblico la scopa elettrica cordless Dyson V10 (che ha appunto preceduto l’attuale V11), produceva anche aspirapolvere con filo, nella tipologia a traino. Erano gli aspirapolvere della serie Cinetic Ball, facilmente distinguibili dagli altri per la forma a sfera e caratterizzati, oltre che dalla tecnologia multi-ciclonica, dagli stessi colori che si ritrovano nelle scope del produttore inglese (viola, rosso e blu).

     

     

    Prodotti che in realtà non hanno avuto negli anni un grande successo commerciale (per lo meno non paragonabile a quello riscosso dalle scope ricaricabili), vuoi per il corpo abbastanza ingombrante, vuoi per la capacità dei modelli senza filo e senza sacco di rubargli la scena (malgrado i prezzi tutt’altro che popolari). Fatta questa premessa, cerchiamo di rispondere a due delle domande che i consumatori più di frequente si e ci pongono, ossia:  

    1. Perché Dyson, anziché puntare su aspirapolvere a traino più performanti, ha deciso di sospenderne progettazione e sviluppo per concentrarsi solo ed esclusivamente sui modelli cordless?

    2. Devono i consumatori smettere di comprare aspirapolvere a traino e scope elettriche con filo per rivolgere la propria attenzione ai modelli cordless?

     

    Cercheremo di rispondere facendo forza sulla nostra indipendenza, cioè sul fatto di essere slegati dal punto di vista commerciale da ogni produttori di elettrodomestici, e sui segnali che il mercato e le tecnologie attualmente in atto inviano.    

     

    Perché Dyson, anziché puntare su aspirapolvere a traino più performanti, ha deciso di sospenderne progettazione e sviluppo per concentrarsi solo ed esclusivamente sui modelli cordless?

    Per rispondere a questa domanda, bisognerebbe conoscere strategie e obiettivi commerciali dell’azienda inglese. C’è chi sostiene che i margini legati alla vendita delle scope cordless siano di gran lunga più alti di quelli derivanti dagli aspirapolvere a traino, più complessi da costruire e, soprattutto, più pesanti e costosi da trasportare. Da qui, una scelta che trova spiegazioni meramente economiche.  

    La versione ufficiale, quella che la stessa casa di elettrodomestici trasmette attraverso le parole di James Dyson, suo fondatore e testimonial, è che la tecnologia attuale delle batterie ricaricabili garantisce finalmente autonomia e potenza tali da consentire una pulizia approfondita di case e appartamenti di dimensioni medio-grandi. D’altronde, se le batterie ricaricabili di ultima generazione spingono bolidi come le autovetture Tesla oltre i 200 km/h, possono anche dar vita ad aspirapolvere ad alte prestazioni. 

     

     

    C’è poi la questione dei motori digitali (a controllo numerico) su cui Dyson sembra avere sempre qualcosa in più rispetto agli altri. Sono ormai veri e propri capolavori di micro-ingegneria viste le dimensioni e il peso. Pochi centimetri cubici e qualche etto di peso, per velocità di rotazione che a una prima lettura sembrano addirittura impossibili.

    Per darvi un’idea di come questi motori funzionano, vi diciamo che il motore digitale Dyson V10 (precedente il V11) raggiunge una velocità massima di rotazione di 125.000 giri al minuto, ossia più di 2.000 giri ogni secondo. E che, per resistere al calore generato da simili velocità di rotazione, viene usata, per costruirlo, una speciale ceramica due volte più resistente dell’acciaio.

    Attenzione però, perché spesso, a simili prestazioni velocistiche corrispondono rumorosità non proprio adeguate a un uso notturno dell’apparecchio. Per contenerla, Dyson, ma anche gli altri produttori che si avvalgono di tecnologie simili, adottano materiali fonoassorbenti con risultati più che positivi. 

     

     

    Noi di Buonoedeconomico.it preferiamo la via della cautela, dando il giusto peso sia alla motivazione economico-commerciale, sia a quella tecnologica. Riteniamo tuttavia che a oggi anche le migliori scope elettriche senza filo e senza sacco come le Dyson, le Samsung, le Rowenta, le Hoover e le De’Longhi, siano ancora distanti dai modelli tradizionali a filo. Ricordiamo a tal proposito che le autonomie dichiarate (e strillate) dalle varie case per spingere la vendita dei loro aspirapolvere ricaricabili si riferiscono alle scope utilizzate alla più bassa potenza. Quando si passa dalla minima alla massima velocità di aspirazione, queste calano vertiginosamente, riducendosi addirittura a meno di 10 minuti. 

    Per quanto, inoltre, le attuali scope elettriche cicloniche senza filo offrano prestazioni di pulizia apprezzabili, il potere aspirante dei motori alimentati a muro resta superiore e immutato nel tempo. Le batterie, al contrario, tendono a logorarsi e a perdere in efficienza con i continui cicli di carica e scarica. Non di rado si legge nelle recensioni che dopo circa 6 mesi di utilizzo quotidiano, l’autonomia delle scope cordless inizia a ridursi.       

     

    Devono i consumatori smettere di comprare aspirapolvere a traino e scope elettriche con filo per rivolgere la propria attenzione esclusivamente ai modelli cordless? 

    No, per noi la risposta è no. Una scopa elettrica cordless, sia essa Dyson o di altro produttore, resta il complemento ideale di un aspirapolvere tradizionale, ma non lo sostituisce ancora del tutto. Laddove la batteria si arrende, subentra il tradizionale e instancabile motore elettrico. Quando occorrono interventi di pulizia energici, l’aspirapolvere a filo è ancora insostituibile. 

    D’altra parte, quando lo scopo dell’acquisto è la comodità, le scope senza filo sono inarrivabili. Pensate alle pulizie quotidiane e veloci di un appartamento distribuito su più piani e alla necessità di aspirare e rimuovere lo sporco lungo le scale. L’assenza del filo rende le operazioni molto più facili e sicure, soprattutto quando a svolgerle sono persone anziane che non hanno quella agilità tipica dei ventenni.  

     

     

    Le nostre premesse sono confermate dal fatto che al momento l’unico brand ad aver abbandonato il filo sia Dyson, mentre tutti gli altri, pur con storie importanti alle spalle, continuano a credere e a sviluppare entrambe le categorie. 

    Le scope elettriche e, più in generale, gli aspirapolvere con il filo, hanno secondo il nostro parere ancora molto da raccontare. Il mercato di questi apparecchi continua a evolversi e se qualcuno pensa che acquistarli sia fuori tempo, o addirittura fuori moda, si sbaglia di grosso. Lo dimostrano marchi di primissimo ordine come Bosch, Míele e Rowenta che sviluppano scope elettriche e aspirapolvere a traino basati su motori di nuova concezione molto silenziosi e poco avidi di corrente (da questo punto di vista le ultime normative europee sono molto stringenti).

     

     

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